7. Guerra tra bande.

Iniziava la notte, e nella sala di controllo dell’esperimento L3P non c’era molto da fare.
Da qualche ora c’era un problema su uno degli iniettori dell’acceleratore, nulla di grave ma intanto niente collisioni.
Il nostro shift leader aveva appena telefonato all’operatore di LHC di turno, che gli aveva confermato che a quel punto lasciavano perdere e se ne riparlava l’indomani mattina.
In questi casi ci veniva richiesto di fare dei test di presa dati in varie configurazioni inusuali del software, usando i raggi cosmici come dati di calibrazione. Con ogni probabilità, nessuno avrebbe mai guardato i risultati di quei test. Dopo vari di quei turni di presa dati, cominciavo a sospettare che la motivazione profonda di alcune richieste fosse uno spirito di facite ammuina.

La shift crew era composta da cinque persone.
Il Detector Control System (DCS) shifter, che quella notte ero io, incaricato di vegliare su una mezza dozzina di schermi che indicavano la temperatura, l’umidità, i voltaggi e in generale lo stato di attività e di salute di tutte le componenti del mastodontico rivelatore L3P che giaceva sonnecchioso nella Caverna Sperimentale circa 100 metri sotto di noi. Un altro dei miei compiti era gestire gli accessi alla Caverna Sperimentale. Chiunque volesse andare lì sotto avrebbe dovuto registrarsi sull’apposito registro, prendere la chiave che apriva un armadietto in cui erano inserite varie altri chiavi, inserire il suo badge in un’apposita slot, e delle lucine verdi si sarebbero illuminate in corrispondenza delle chiavi che era autorizzato a prendere. Durante le ore diurne era un gran via vai, tra le visite guidate e i fisici e tecnici che volevano scendere a controllare o riparare cose. Quando il fascio di particelle di LHC era acceso, l’accesso al tunnel e alla Caverna Sperimentale di L3P era vietato per tutti ma si permetteva l’accesso ad altre cavità sotterranee, contenenti apparecchiature di servizio. Durante il giorno mi sentivo un po’ come un portinaio, ma la notte non capitava spesso che qualcuno volesse scendere (in particolare le visite turistiche erano vietate) e rimaneva il monitoraggio della salute del rivelatore L3P. Che comunque era totalmente automatizzato. E comunque, in caso di segnali d’allarme, la mia unica istruzione era chiamare l’esperto di turno, il quale era autorizzato ad andare a casa la notte ma doveva vegliare che il suo cellulare fosse sempre acceso.

Poi c’era il Data Quality Monitoring (DQM) shifter. Quella notte il ruolo era ricoperto da un certo Juan, uno studente spagnolo molto timido che non parlava molto bene l’inglese. Gli schermi di fronte a lui mostravano, sottorivelatore per sottorivelatore, una serie di istogrammi di grandezze che davano un’idea della qualità dei dati, calcolate in tempo reale da vari algoritmi. Il suo compito era dare periodicamente un’occhiata e avvertire in caso di anomalie. Era un compito molto semplice, soprattutto perchè in realtà ormai da qualche anno lo stesso compito veniva svolto in parallelo da un’intelligenza artificiale. Ma nessuno si fidava completamente dell’intelligenza artificiale, e si era riscontrato che l’emergere di nuovi problemi, mai osservati o immaginati nel passato, era più rapido della capacità dell’intelligenza artificiale di adattarsi ad essi. Per cui l’originario scopo di rimpiazzare il DQM shifter con un algoritmo e risparmiare il tempo di tanta gente non era stato mai raggiunto.

Far partire e spegnere l’acquisizione dei dati era invece il compito del Data AcQuisition (DAQ) shifter, in quel caso una dottoranda francese che aveva già molta esperienza in quel ruolo. Ma quasi sempre il DAQ shifter aveva molta esperienza in quel ruolo, perchè si riteneva che addestrare qualcuno a fare bene il DAQ fosse una cosa che prendeva tempo, e chi veniva sufficientemente addestrato riceveva quindi pressioni per continuare a farlo molto a lungo, e ci fidava poco dei novellini. A quanto capivo, in realtà, nel 99% del tempo il compito consisteva solo nel premere un tasto e lasciare lo script fare tutto. Il problema era il restante 1% dei casi, in cui qualcosa succedeva di non-standard e occorrevano nervi d’acciaio: perdere anche pochi minuti di dati a causa di una decisione sbagliata o di una distrazione era motivo di onta imperitura per un DAQ shifter.

Il Trigger shifter doveva vegliare sugli omonimi algoritmi, che decidevano in tempo reale, collisione per collisione, se valeva la pena registrare i dati o no. La maggior parte delle collisioni erano poco interessanti, e la loro frequenza era troppo rapida per poterle registrare tutte, quindi questi algoritmi dovevano basarsi su una frazione incompleta di tutta l’informazione del detector per prendere una decisione rapidissima. Erano insomma l’intuizione dell’esperimento.
Per quel turno, il Trigger shifter era un professore georgiano di mezza età con dei grandi baffi scuri.

E infine lo Shift Leader, quella sera un simpatico tedesco trentenne, aveva il compito di coordinarci durante un turno di 8 ore. Gestiva la comunicazione con i macchinisti di LHC e con gli esperti dei vari sotto-detector, filtrando le varie richieste per configurazioni di presa dati non-standard. Se qualcosa fosse andato male, se ne sarebbe dovuto assumere la responsabilità.

Ero contento che non ci fosse molto da fare quella notte, perchè così sarei avanzato un po’ col lavoro. Dopo la catastrofe della presentazione del giorno prima al meeting Exotica avevo una to-do-list molto lunga, e molta fretta di riscattarmi.

Mentre ritestavo meticolosamente il mio algoritmo di analisi, una sesta persona fece irruzione nella Sala di Controllo. Era un ciccione di mezza età con dei grossi occhiali demodé e i capelli unti raccolti in una coda lurida. Attraversò la stanza mormorando una litania di brevi frasi imperniate sulla parola fuck.
Lo Shift Leader lo accolse con cortesia, e scoprii che si chiamava Enzo. Lo accompagnò alla postazione della DAQ shifter francese, la quale a sua volta sembrava poco perturbata dall’intemperanza dell’esperto. Gli spiegarono che c’era un problema con la sequenza di lancio dei vari sotto-rivelatori. Da quando eravamo nella modalità ottimizzata per i raggi cosmici, le Camere Muoniche si rifiutavano di obbedire allo script. L’esperto ascoltava silenzioso e corrucciato.
Quando ebbero finito di spiegare i sintomi esatti del problema, l’esperto si accomodò di mala grazia sulla sedia su cui era normalmente seduta la shifter e cominciò a pestare sulla tastiera con le sue tozze dita, tra vari ta gueule, nique ta mère, bordel de merde. In tutto questo non aveva mai rivolto la parola direttamente a nessuno degli umani attorno a lui, nè d’altronde aveva mai avuto un contatto oculare con essi. Gli insulti di Enzo erano rivolti al computer, o all’algoritmo, o forse alla situazione. Il cambio di lingua per le sue oscenità sembrava però indicare che l’esperto reagisse in qualche modo all’ambiente.
La DAQ shifter guardava lo schemo rapita. Lo Shift Leader era dietro di loro e aveva un’aria leggermente ansiosa. Dopo una decina di minuti l’esperto si alzò e se ne andò senza dire una parola. La DAQ shifter si sedette, respirò profondamente, poi cliccò un bottone sullo schermo. Un paio di secondi dopo, l’altoparlante pronunciò un robotico Starting new cosmic run. Lo Shift Leader e la DAQ shifter si diedero un high-five.

L’inizio di un run, fosse anche solo per i poco importanti dati cosmici, era un momento che richiedeva l’attenzione di tutta la shift crew. Ma dopo pochi minuti sembrava tutto a posto. Lo Shift Leader informò tutti noi shifters del piano per il resto della notte: semplicemente, ora che erano riusciti a reimpostare la configurazione standard per i dati cosmici e a far ripartire il run, non avremmo toccato più niente e avremmo lasciato il sistema prendere dati fino all’indomani. Non che ci servissero altri dati cosmici, ne avevamo già preso tre volte la quantità necessaria per inter-calibrare tutti i sotto-detector, ma il wiki delle linee guida diceva che in questi casi si faceva quello, e quello avremmo fatto.

Andai nella stanzetta accanto alla Sala di Controllo, dove c’era una grossa macchina per il caffé. Era auto-finanziata, e un cartello invitava a fare un’offerta spontanea nella honesty box per ripagare i chicchi di caffé. Sopra la honesty box, sulla parete, campeggiava una foto dello Spokesperson dell’esperimento L3P, Jan Wultz, che guardava dritto in camera con un mezzo sorriso un po’ severo. Infilai un franco nella fessura della honesty box e mi feci un caffé.
Osservai la faccia di Wultz. Era una bella foto in bianco e nero, sembrava la tipica foto da copertina di una rivista tipo Times. Mi chiesi chi fosse, in pratica, a raccogliere i soldi della honesty box e a occuparsi della logistica, tipo cambiare i filtri o comprare il caffé. Lo sguardo di Wultz mi ipnotizzava. Inserii altro mezzo franco.
Un improvviso Dio cane mi fece sobbalzare. Enzo non guardava verso di me, sembrava perso nei suoi pensieri, ma mi spostai rapidamente di lato per lasciargli il passo verso la macchina. Finii il caffé in un angolino della stanza, osservandolo mentre attendeva la preparazione del suo caffé salmodiando bestemmie a mezza voce. Non fece uso della honesty box.

Tornai alla mia postazione di DCS Shifter. Tutto era a posto, e tutti gli altri shifter si facevano i fatti loro con i loro portatili. Mi rimisi a lavorare alle mie cose anch’io. Dopo un po’, il programma di chat che usavano tutti a quei tempi mi notificò che Fulvio Buonasera si era appena collegato. Era un po’ che non lo vedevo online.

Romano : ciao Fulvio, come butta? che ci fai connesso a quest’ora?

Fulvio : ehi ciao Romano!
Fulvio : niente, cazzeggio, ho studiato tutto il giorno per l’orale del concorsone.

Romano : c’è già stato lo scritto? come è andata?

Fulvio : sì, due giorni fa. bene, penso.
Fulvio : se non hai dai fare ti racconto a voce.

Romano : sì dai. sono in shift ma non succede niente, stiamo registrando cosmici tutta la notte.

Misi le cuffie e lo chiamai.

“Ciao Fulvio! Allora, com’è andata? In che consisteva?”
“Uelà, Romano. Niente, c’erano due prove, una la mattina e una dopo pranzo. La prima era una lunga serie di domande a cui rispondere sinteticamente. Ci davano carta a volontà per fare i calcoli, ma molto spesso non era possibile calcolare davvero, per esempio una domanda chiedeva di mettere in ordine decrescente le probabilità di alcuni processi di collisione, per diverse energie del centro di massa. E non erano tutti casi in cui ti potevi far guidare dall’intuizione, o le sai o non le sai. Per fortuna le sapevo. Ho verificato poi a casa, credo di averle azzeccate tutte.”
“Bene! Ma cioè, fammi capire, era un esame… nozionistico?”
“Sì, quella parte lì aveva soprattutto lo scopo di fare da filtro. Con così tanti candidati, dicevano, non c’era scelta, non avrebbero mai avuto il tempo di correggere tutti gli scritti se avessero lasciato le risposte più aperte. Lo scritto del pomeriggio era nello spirito opposto, ma tanti infatti non si sono neanche presentati al secondo, sapendo di aver fatto schifo al primo.”
“In che consisteva il secondo?”
“Il secondo era un tema.”
“Un tema? Come a scuola?”
“Sì, esatto. Era del tutto generale, bisognava parlare di un argomento a scelta in fisica delle particelle, descrivere come ottimizzare un rivelatore per quel tipo di problema e come svolgere l’analisi dei dati.”
“Bè sicuramente lì sarai andato bene. Ma saranno andati bene tutti, penso.”
“Già. Il problema è che quando lasciano il tema completamente libero così, la valutazione diventa molto più arbitraria. Un altro problema è la perdita quasi certa dell’anonimato.”
“Anonimato? Come fanno a fare degli esami anonimi?”
“Gli scritti dei concorsi sono sempre anonimi! Ti danno un certo numero di fogli protocollo formato A4, una busta grande, una busta piccola, e una penna nera uguale per tutti. Usare una penna diversa, o marcare i fogli in qualche modo che sembri un segnale di riconoscimento, porta all’esclusione. Quando si finisce, tutti i candidati devono scrivere il loro nome in un foglietto che mettono nella busta piccola. La busta piccola e i fogli protocollo vanno quindi nella busta grande, che viene sigillata. La correttezza della procedura viene certificato da un testimone estratto a sorte tra i candidati.”
“Pazzesco. Però non possono riconoscerti dalla scrittura?”
“Sì certo, o ancora più facilmente da cosa scrivi. Posso immaginare migliaia di modi per violare l’anonimato se si è d’accordo con un membro della Commissione.”
“Immagino che comunque di solito la gente sia onesta.”
“Eh? Ahahahahahah!”
“Uh… no?”
“Sono dieci anni che faccio concorsi. Faccio una media di due-tre concorsi l’anno. Tu non hai idea di quante ne ho viste.
Nella maggior parte dei casi, il vincitore è noto fin dall’inizio. Ogni tanto invece c’è qualche situazione di conflitto – nell’ambiente si dice guerra tra bande – per esempio se due commissari spingono ciascuno per il proprio candidato e il terzo tentenna.
Ti racconto un esempio dalla mia esperienza personale: un concorso a Trieste in cui mi sono ritrovato l’Innominabile in commissione…”
“L’Innominable! Vedendo con chi lavori, ti avrà fatto a pezzi!”
“Era quello che mi aspettavo, ma mi sorprese: all’orale fu gentilissimo, correttissimo. Non cercò mai di distruggermi. Perchè non ne aveva bisogno.
Fu una storia stranissima… All’inizio doveva esserci un altro commissario, che però mandò quasi all’ultimo una richiesta di essere sostituito, per motivi che non furono divulgati. E quindi chiamarono l’Innominato. Fino a quel momento tutti davano per scontato che avrebbe vinto un certo candidato locale, era il turno dell’esperimento L3P e ovviamente il gruppo locale voleva stabilizzare Giorgio Soldatic, il più anziano dei suoi precari. Il presidente della commissione era il capogruppo triestino di L3P e l’altro membro esterno era stato appositamente scelto tra i pezzi grossi romani di L3P. L’Innominabile però era di diverso avviso. Girava la voce che appoggiasse un certo Bompiani, del gruppo locale di fisica dei neutrini.”
“Ma l’Innominabile non si è mai occupato di neutrini, che gliene fregava?”
“Onestamente non ne ho idea. Avrà avuto i suoi motivi, che non riesco nemmeno a immaginare… Sarebbe come provare a immaginare la prossima mossa di Kasparov in una finale mondiale di scacchi.”
“Ma se gli altri due commissari erano d’accordo sul nome di Soldatic, come ha fatto a far vincere Bompiani stando in minoranza? Non va a maggioranza?”
“No, va a consenso. Ognuno scrive un giudizio individuale e poi i tre giudizi sono riassunti in un giudizio globale della commissione. Il consenso non è la stessa cosa della maggioranza: non possono scrivere nel verbale che la pensavano in modo diverso l’uno dall’altro. E se non convergono entro 40 giorni dalla fine del concorso, dice la Legge, il posto è perduto. Va ribandito, e i tempi tecnici sono lunghissimi. Si possono facilmente perdere due anni. Se il dipartimento ha fretta di riempire il posto, per esempio se ha l’acqua alla gola per riuscire a coprire tutte le ore di insegnamento, i commissari di maggioranza possono essere costretti a fare compromessi.
Quel concorso fu quindi deciso alla mezzanotte del quarantesimo giorno.
A quanto si disse in seguito, l’Innominabile aveva fatto molto leva sul fatto che il Bompiani aveva sbaragliato la concorrenza allo scritto, compreso Soldatic che non aveva risposto a neanche metà dei quesiti.”
“Bè ma allora direi che tutto sommato Bompiani se lo meritava…”
Era una gaffe.
“NO, CAZZO. E’ proprio per questo che ho scelto questo particolare episodio come esempio, tra tutti i concorsi marci che ho fatto!”
“Uh, calma, spiegami…”
“Io a quello scritto sentivo di essere andato alla grande. No, non sentivo, ne avevo la certezza. Avevo risposto a tutti i quesiti. E ricordo che appena usciti dall’aula mi unii a un piccolo capannello di altri partecipanti che si scambiavano le loro risposte sulle domande più dure. Presto capii che per la maggior parte dei miei concorrenti era stata un’ecatombe. Erano tutti impressionati dal fatto che avessi trovato una risposta a tutto. E mi ricordo molto bene che Bompiani, in particolare, aveva l’aria mogia mogia: disse con candore, con rassegnazione, che aveva risposto solo a una manciata di quesiti, tipo 4 su 10.”
“Non capisco. Ma allora come…”
“La risposta l’ho avuta quando ho chiesto di leggere i verbali della commissione. Dopo un certo periodo successivo alla comunicazione dei risultati, ogni candidato ha il diritto di chiedere di leggere i verbali. Nessuno lo fa, perchè burocraticamente è una rottura di cazzo, ma Sergio mi ha insegnato che è sempre utile, e siccome rosicavo tantissimo l’ho fatto. E indovina che dicevano dello scritto di Bompiani: Il candidato ha svolto tutti i quesiti, rispondendo correttamente a 9 su 10.
“Ma come…”
“E indovina che dicevano di me, nel verbale: Il candidato ha lasciato in bianco 6 quesiti su 10, e degli altri quattro ha provveduto una risposta adeguata solo a uno.”
“Eh? Non capisco…”
“Neanch’io capivo, finché ho fatto caso a un dettaglio: i nostri cognomi, Bompiani e Bonasera, erano consecutivi nell’elenco alfabetico dei candidati.”
“Cioé dici che…”
“Non lo so, non ne so niente. Però…”
“No ma davvero, uno come l’Innominabile che si mette a scambiare le buste quando gli altri sono voltati?”
“Non lo so, non lo so… Però lo sai il principio del Rasoio di Occam, no? Pluralitas non est ponenda sine necessitate. Ipotesi numero 1: scambio delle buste. Ipotesi numero 2: i tre commissari concordano su un giudizio dello scritto di Bompiani che è incoerente con quello che Bompiani stesso dichiarava a caldo e va contro gli interessi di due su tre di loro, e inoltre i tre commissari concordano su un giudizio fattualmente falso su un candidato collaterale. Che solo per coincidenza è consecutivo nell’ordine alfabetico, su una cinquantina di candidati.”
“Ma correggono gli scritti in ordine alfabetico?”
Fulvio sospirò. “Romano, non so un cazzo di come correggono gli scritti ai concorsi!”
“Sì scusa, era giusto curiosità. Comunque, storia veramente pazzesca. Mi dispiace. Ma non hai mai pensato di fare ricorso?”
“Eh, a che sarebbe servito… Sai, a caldo ci ho pensato. Ero talmente amareggiato.
Una delle prime persone con cui mi sfogai fu Sergio. E appena dissi che mi sarebbe piaciuto fare ricorso, anche solo per rompere i coglioni, lui mi riportò immediatamente alla ragionevolezza.”
“Immagino… Ti avrà detto che ti saresti fatto dei nemici potenti, e la fama di rompicoglioni, giusto?”
“Hmmmm… Anche, ma l’avevo già pensato – il mio era un impulso del tipo muoia Sansone con tutti i filistei – ma il punto su cui mi voleva fare riflettere era un altro. Ricorda che lui non è uno che si tira indietro quando c’è da rompere i coglioni urbi et orbi, anzi sembra che a volte lo faccia con calcolo. Però mi fece notare che anche se avessi vinto il ricorso non me ne sarebbe venuto in tasca niente. Nel migliore dei casi il posto sarebbe stato ribandito, con una nuova commissione, e il vincitore sarebbe stato Soldatic, non io. Tutto il tempo perduto da me per un ricorso, il costo emotivo di tutta la procedura, l’attirare l’ira imperitura di un uomo potente e dei suoi sodali, tutto questo senza averne nessun vantaggio.”
“Capisco. Comunque, wow, che storia incredibile. Spero che non siano tutti così, i concorsi.”
“Non tutti. Di solito si accordano prima, su chi deve vincere, e stanno ai patti.”
“Scusa, intendevo dire: spero che non siano tutti così sporchi.”
“Boh, dipende da cosa intendi per sporchi. Non sono mai aperti, ma di solito almeno non ci sono irregolarità. Se il candidato che deve vincere è ragionevole, hanno abbastanza margine di manovra nel rispetto delle regole. Ma quando il candidato designato è molto meno bravo dei competitori, allora… Ti ricordi l’ultimo concorso di fisica generale che c’è stato da noi, al Palermo Institute for Advanced Studies?”
“Quello vinto da Castruzzo, l’assistente di Merisena?”
“Esatto, con Merisena presidente di commissione. Castruzzo gli era stato fedele tutti quegli anni, a fare gli esercizi di Fisica I a Ingegneria, e ormai era tempo di stabilizzarlo. In quel caso l’outsider forte ero io…”
“Che storia… all’epoca non avevo ancora iniziato la tesi con voi. Ma mi ricordo la polemica quando un anonimo aveva attaccato su tutte le bacheche del Dipartimento uno scan dello scritto del concorso e uno scan dell’ultimo scritto che Castruzzo stesso aveva assegnato agli studenti di Ingegneria, con i quesiti in comune evidenziati, e la scritta VERGOGNA aggiunta a mano.”
“Ahahah, e cosa ne pensavate voi studenti?”
“Bè, eravamo schifati per la cosa, ma anche abbastanza sorpresi che allo scritto di un concorso per l’assunzione di un ricercatore ci fossero le stesse domande di uno esame di primo anno…”
“Esattamente!”
“…e poi insomma, devo dire che anche il fatto che qualcuno si mettesse a fare il delatore anonimo con bigliettini sulle bacheche…”
“Quello ero io. Lo scan dello scritto di Ingegneria me l’aveva procurato Sergio.”
“Ah. Comunque Fulvio, scusa la domanda, se va sempre così e non ci si può fare niente… come mai continui a fare concorsi a ripetizione? Perchè non… scusa il termine… perchè non aspetti il tuo turno?”
“Bè, innanzitutto disperazione: ho capito da tempo che è inutile sperare che il mio turno, se intendi dire un concorso bandito apposta per me, arrivi mai. Ricorda chi è il nostro capo: uno dei più grandi rompicoglioni del nostro ambiente. Uno che ha problemi di progressione di carriera lui stesso, anche se in qualche modo sembra avere più credito nel contesto internazionale che a casa propria.”
“E non hai mai pensato a cambiare gruppo?”
“Ci penso ogni tanto,” rispose Fulvio dopo qualche secondo di silenzio, “ma non me la sento di fare questo a Sergio. Gli devo moltissimo.”
“Sì immagino, avete collaborato per così tanti anni, sicuramente scientificamente ti avrà trasmesso molto.”
“Sì anche…” Fulvio esitava. Poi aggiunse: “Diciamo… C’è un episodio che non sa quasi nessuno. Preferisco che anche tu non lo sappia, scusami. Comunque, è capitato che io facessi una gran cazzata, e Sergio mi salvò il culo. Se sono ancora in ambiente accademico, se quasi nessuno sa niente, è solo grazie a lui.”
“Uh. Ok, non chiederò niente.”
“Comunque, tu mi chiedevi perchè faccio tutti i concorsi d’Italia…”
“Sì, mi sfugge la logica. Mi sembra un gran sbattimento, in cambio di che?”
“E’ uno dei consigli di Sergio. Dice che quando si è degli outsider, l’unica speranza è farsi una fama larga. Bisogna studiare come dei pazzi, cosa che di solito non fa nessuno tranne quelli che pensano di avere una speranza nel concorso – quindi giusto il vincitore designato e a volte qualcuno a cui hanno fatto credere di esserlo – e cercare di accumulare, e poi pubblicizzare, episodi in cui si è arrivati secondi, o si era i migliori allo scritto, o hanno dovuto fare particolare fatica a distruggerti all’orale. Modestamente, dopo anni di rodaggio ormai sono un campioncino degli scritti concorsuali e non mi faccio più destabilizzare psicologicamente molto facilmente agli orali.”
“Ok, ma dopo che ti sei fatto la fama di essere il candidato migliore della nazione, a che serve? Se tanto aprono i posti ad personam…”
“Bè, è inutile per le università, ma serve in casi come il Concorsone dell’Ente nazionale. Come questo in cui sono in ballo ora. Lo bandiscono ogni 5-6 anni, e ogni volta aprono un certo numero di posti alla volta, per rimpiazzare chi è andato in pensione in tutto l’Ente in tutti quegli anni. Quest’anno sono 35 posti.”
“Ma quanti sono i candidati?”
“Mi pare circa 700.”
“Wow! Allora 35 non mi sembra un gran numero…”
“35 è un gran numero se confrontato a 1, indipendentemente da quanto sia larga la base di candidati. Pensaci: se il posto è unico, è facile specificare molto precisamente nel bando il tipo di profilo cercato. Che coinciderà con quello della persona di cui è desiderata la stabilizzazione. E come se non bastasse, ogni commissione ha una certa libertà nel decidere i criteri di selezione. Così ha quindi anche la possibilità di fare fronte a fastidi imprevisti, come la presenza di un candidato di disturbo che ha un profilo molto simile a quello che devono promuovere, ma ha un CV migliore.”
“E la commissione dell’Ente non ha la stessa libertà?”
“E’ molto libera, ma come si fa a fare una selezione ad personam per 35 persone, simultaneamente? Certo, la Commissione segue alcune linee guida, rispetta rigidamente le quote per esperimento d’appartenenza e per istituto. Ma la varietà dei profili è enorme. Come risultato, capita sempre che qualche outsider riesca a passare tra le maglie della selezione. E il mio scopo è di essere quell’outsider, al Concorsone di quest’anno. Ci lavoro da anni.”
“Oh bè, speriamo bene.”
Il mio tono doveva suonare leggermente scettico, perchè Fulvio si affrettò ad aggiungere:
“E poi per il secondo scritto, il tema generico, ho seguito una strategia assolutamente ge-nia-le che mi ha suggerito Sergio!
Nel tema per me sarebbe stato naturale parlare delle cose nostre, di come si cercano le particelle stabili cariche e massicce, l’importanza dell’upgrade delle Camere Muoniche con la tiotimolina risublimata, eccetera. Ma Sergio me l’ha sconsigliato. A fare le particelle stabili cariche e massicce ci sono solo io, tra i postdoc italiani, anche considerando quelli della diaspora. Quindi, nel peggiore dei casi qualcuno della commissione avrebbe potuto riconoscermi e, se gli sta sul culo Sergio – cosa non improbabile – farmi fuori per principio. E nel migliore dei casi, sarebbero stati neutri riguardo a me. Ma è del tutto improbabile che tutti i commissari siano neutri rispetto a tutti i candidati. Allora Sergio mi ha fatto notare che i fisici delle particelle dell’università di Trieste non sono ancora riusciti a far aprire un posto da loro, dopo l’episodio del concorso perso dal povero Soldatic. Continuano a foraggiarlo con una pletora di contrattini a progetto. Loro sono una delle sedi che riceverà priorità nell’assegnazione di posti da questo Concorsone, e il buon Soldatic avrà priorità tra i prioritari.”
“E quindi?”
“E quindi, mi sono studiato il CV del Soldatic e ciò che fa attualmente, e il tema l’ho fatto su quello su cui lavora lui.”
“Diabolico!”

In quel momento sentii un’esplosione di parolacce dietro di me.
L’esperto aveva di nuovo fatto irruzione nella sala e si avvicinava a grandi passi verso gli schermi di competenza del timido Juan, il DQM shifter, che sembrava in preda a una profonda angoscia mentre lo Shift Leader aveva più un’aria da ha da passà ‘a nuttata.
“Resta in linea Fulvio, c’è un casino, controllo se devo fare qualcosa.”
Gli schermi del DQM mostravano che un intero settore delle Camere Muoniche aveva efficienza vicina a zero.
Dopo alcuni minuti di frenetico pestare sulla tastiera, dopo aver diretto agli schermi una profusione di cabrón e hijo de puta, l’esperto si alzò e si diresse verso di me, minaccioso. Inquieto, mi chiesi cosa mai potessi aver fatto io, per provocare quello.
“Fammi scendere”, disse l’esperto.
“Eh?”
Intervenne lo Shift Leader per spiegarmi che Enzo aveva verificato che il problema non era un artefatto del software del DQM, ma in effetti le Camere Muoniche sembravano avere un problema reale. Enzo aveva quindi bisogno di accedere alla Caverna dei Servizi per verificare alcune cose. Avevo dimenticato che nel mio ruolo di DCS shifter avevo la responsabilità di tutti gli accessi alle zone sotterranee. Gli diedi la chiave e andò al suo dovere sotterraneo senza un grazie, senza dire niente.
Sentii un cattivo odore. Capii che subito prima di allontanarsi aveva petato. Mi resi conto che le finestre della Sala di Controllo non si potevano aprire.

“Fulvio, sei ancora lì?”
“Sì, che è successo?”
“Boh, un problema alle Camere Muoniche, l’esperto è sceso nella Caverna dei Servizi. Possiamo continuare a parlare.”
Alcuni dei miei schermi mostravano le riprese delle telecamere sotterranee. Una di esse mostrava il faccione concentrato dell’esperto che smanettava su quello che ai miei occhi di profano sembrava qualcosa di simile a un quadro elettrico, in una stanza sotterranea prossima alla gigantesca cavità che conteneva il rivelatore L3P. Mancava l’audio ma dal labiale deducevo che nella solitudine stesse bestemmiando in italiano.
“Finora ho parlato solo io”, disse Fulvio, “ma sono curioso di sapere come sta andando con l’analisi. Ho letto le slide che hai presentato al meeting Exotica di ieri, ma non ho potuto collegarmi. Mi dispiace averti lasciato solo in questo periodo, con il Concorsone e tutto.”
“Figurati, lo capisco perfettamente. Il meeting non è andato molto bene… Avrei voluto più tempo per capire queste anomalie nei dati di controllo. Ma Sergio insisteva che era importante marcare il territorio, era troppo tempo che non davamo aggiornamenti. Tu cosa ne pensi?”
“Non lo so, dipende, c’è qualche altro gruppo intessato alla nostra stessa analisi?”
“Beh, giusto prima del mio talk in effetti c’è stato uno status report di uno studente del gruppo di Stanford, quelli che cercano i segnali nel tracciatore interno. Solo che ora hanno esteso la loro analisi anche alle Camere Muoniche. Non usano il nostro metodo, e per ora hanno mostrato solo simulazioni, non hanno ancora iniziato ad analizzare i primi dati del Run III. Però sembrano forti.”
“Porca miseria! Ma allora ci vogliono fare le scarpe! E’ il gruppo di Emiliya Sokolova, quella è un vero falco. E sì, sono un gruppo con i contro cazzi. E non molto collaborativo.”
“Emiliya Sokolova mi tempestava di domande durante la mia presentazione. A ogni singola slide mi ha interrotto almeno una volta. Già ero nervoso prima, ma questo mi ha smontato completamente. E poi in videoconferenza c’era una tizia che parlava inglese con un forte accento romano, fastidiosissima, che fin dall’inizio continuava a interrompere per ripetere che quello che vedo dev’essere certamente un problema di calibrazione.”
“Bè, potrebbe essere in effetti. O un qualche rumore di fondo correlato in maniera non banale… Purtroppo non mi viene in mente niente per spiegare quello che vedi.”
“Micky sembrava d’accordo con lei. Alla fine della presentazione mi ha chiesto se per caso avessi un grafico dell’effetto in funzione del tempo di presa dati. Ce l’avevo nelle slide di riserva, e l’ho mostrato. E lì Emiliya Sokolova e altri si sono messi a ridacchiare. La tizia romana in videoconferenza ha acceso il microfono apposta per fare sentire che rideva pure lei.”
“Non mi ricordo questo grafico…”
“Non era nella versione che avevo mandato il giorno prima a te e Sergio, l’avevo fatto poco prima del meeting. Te lo mando.”
“Ricevuto. Oh… Questo è interessante… Bella merda in effetti.”

Dopo la chiacchierata con Fulvio passai qualche tempo a provare qualche altro check suggerito da lui, ma senza molta convinzione. Avevo l’impressione che nulla portasse da alcuna parte.
Un Madonna impestata annunciò il ritorno dell’esperto. Notai che avevamo ripreso ad acquisire raggi cosmici, e che il DQM Shifter era tornato a respirare normalmente. Il problema era risolto, ed Enzo si era avvicinato a me solo per restituirmi la chiave d’accesso alla Caverna e scrivere l’ora di uscita sul registro degli accessi.
Esitai.
“Scusi…”
“Eh?”
“Lei è un esperto di Camere Muoniche, giusto?”
“Dammi del tu, e conosco le Camere come il mio culo.”
Il tono non era per niente amichevole, ma avevo temuto peggio.
“Posso chiederle… chiederti… qualche minuto, per mostrare una cosa?”
Sospirò, guardò l’orologio, e disse “Stavo per andare a casa a dormire. Ma tanto mi romperete i coglioni fra mezz’ora per qualche altra cazzata. Dimmi.”
“Vedo delle cose che non capisco nelle Camere Muoniche, con i dati di Run III. Nel mio gruppo di analisi nessuno sa darmi consigli, d’altronde sono ancora pochi a usare i dati nuovi. Mi hanno detto di chiedere a qualche esperto se per caso è un problema noto, qualche instabilità nelle calibrazioni, o non so cosa. Solo che io non conosco nessun esperto…”
“E non hai provato a scrivere in qualche cazzo di mailing list? Tipo la cazzo di l3p-muon-chambers o l3p-detector-calibration.”
“Ehm, sì, a entrambe. Più di una volta. Ma nessuno mi ha mai risposto.”
“Certo, perchè io non ci sono iscritto. Apposta. Se no passerei tutto il mio tempo a leggere le mail di tutti i deficienti di questo cazzo di esperimento che non capiscono una sega. Però quegli altri imbecilli dei miei colleghi potrebbero almeno cagarti… Vabbé, spiegami il problema a voce. Sinteticamente però, cazzo.”
Aprii il file della presentazione, e gli mostrai i vari plot che dimostravano l’anomalia.
Quando ebbi finito rimase in silenzio un paio di minuti, cogitabondo.
Finalmente si espresse: “Non ci ho capito una fava.”

Ero sconfortato. “Quale parte non hai capito?”
“Ma tipo, per iniziare, che cazzo sono ste particelle cariche stabili e massicce? E’ una cosa tipo supersimmetria?”
Gli spiegai, il più sinteticamente che potevo, alcune delle motivazioni teoriche alla base della nostra ricerca 1, e i segnali attesi nel detector in caso di creazione di queste particelle nelle collisioni di LHC.
“Quindi c’è gente in L3P che cerca queste cose?”
“Sì, siamo un piccolo gruppo.”
“Mi sembrano delle stronzate veramente incredibili. E pensare che invece ci sarebbe così tanto lavoro da fare per far funzionare il detector, validare i primi dati del Run III, eccetera. Ma chi è quell’imbecille del tuo supervisore?”
“Sergio Bestiale…”
“Ah, ‘U Prufissuri? Quello con la faccia da fesso, che parla come un mafioso?”
“Sì, lui.”
“Ahahahah ‘U Prufissuri! Quanto tempo che non sento parlare di lui! L’ho conosciuto una vita fa, a una scuola estiva per giovani ricercatori. Già a quell’epoca si occupava di minchiate, ora però mi sembra pure peggio. Però fu l’unico che accettò la mia sfida a una gara di rutti. Vinsi io. Salutamelo tantissimo, eh.”
“Non mancherò. Tornando all’argomento iniziale…”
“Quindi questi plot sono la ionizzazione delle tracce nelle Camere Muoniche negli intervalli di tempo senza collisioni di LHC. Spiegami di nuovo, perchè guardi a quei dati? Per definizione dovrebbero essere popolati solo da raggi cosmici e rumore di fondo.”
“Perchè si tratta di dati di controllo per noi. Il segnale che cerchiamo, se esiste, è creato dalle collisioni di LHC. La nostra selezione elimina efficacemente tutte le altre particelle create nelle collisioni, rimarrebbe solo un piccolissimo fondo da raggi cosmici. Per cui stimiamo la contaminazione da raggi cosmici usando dati in cui ci dovrebbero essere solo raggi cosmici.”
“E che cosa vedete nei dati con collisioni?”
Mi sorprendeva che non conoscesse le procedure di blind analysis. Ma gli esperti di detector vivevano in un mondo a parte rispetto agli analisti. “Il protocollo di analisi concordato nel gruppo Exotica ci proibisce di guardarci per ora. Prima dobbiamo passare la review del gruppo, sulla base delle simulazioni e soprattutto della validazione con, appunto, i dati di controllo.”
“Ah. Che razza di ritardati. Quindi non puoi controllare se la frazione è la stessa nei dati di collisione, che sarebbe il primo check che ti direi di fare.”
“Già…”
“Comunque, ricapitolando, mi stai dicendo che nei run di raggi cosmici vedi delle tracce molto dritte, come se fossero particelle di alta energia, che rilasciano tantissima energia per ionizzazione, come se fossero particelle di bassissima energia o pesantissime. E per queste tracce anomale, il timing dei segnali alle estremità della traiettoria ha un ritardo sistematico. Giusto?”
“Sì. Nessun altro le ha viste? Qualcuno starà pur guardando a questi run di cosmici…”
“Certo, li usiamo per le calibrazioni e l’allineamento delle componenti del detector. Però nessuno guarda queste proprietà che guardi tu. A nessuno gliene fotte niente di quello che interessa a te e Sergiuzzo.”
“Ma tu potresti controllare? Giusto per capire se ho messo un baco nel programma, o ho fatto qualche errore.”
Roteò gli occhi. “Certo, tanto che cazzo avrei di meglio da fare, eh?”
Ero sempre più scoraggiato.
“Ok, capisco. Ma mi puoi dire se almeno il grafico in funzione del tempo di presa dati ti fa venire qualche idea?”
“Quale grafico in funzione del tempo?”
Gliel’avevo già mostrato prima, ma non l’aveva degnato di attenzione. Tornai a quella slide nella presentazione. Stavolta la guardò a lungo. Poi si tolse gli occhiali e si sfregò le palpebre lungamente, pensieroso. Ebbi l’impressione che avesse appena petato di nuovo.
“Ehm… Nessuna idea?”
“Un’idea, un’idea… Ho l’idea che o la tua analisi c’ha un baco grande quanto la mia fava, o c’è qualcosa di veramente sbagliato nelle Camere Muoniche.”
“Ah.”
“Ora vado a dormire, che mi sono rotto i coglioni. Domani faccio qualche check.” Se ne andò senza un saluto.

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Sala di Controllo di L3P (cortesia della Dr.ssa Gonzalez)

Enzo risultò poi cruciale per la nostra scoperta. Lo consultammo varie volte nei mesi successivi, e sebbene l’interazione non fosse mai particolarmente gradevole fu essenziale nel rassicurarci sull’assenza di effetti di disturbo, o suggerirci verifiche che potessero fugare ogni ulteriore dubbio.
Quando finalmente, dopo un anno e mezzo di analisi e ri-analisi e intuizioni e controlli e argomentazioni, fu programmato il meeting finale di approval in cui la Collaborazione L3P in riunione plenaria doveva decidere se rendere pubblici i nostri risultati in quello che sarebbe poi divenuto noto come il Grande Seminario del Settembre 2022, sapevamo bene il peso che le parole del grande esperto avrebbero avuto, nella considerazione del resto della Collaborazione L3P. Ma in quel periodo, cosa inusuale, non lo si vedeva da settimane, non rispondeva alle mail, e il suo cellulare era irraggiungibile. Girava voce, tra gli abitués della Sala di Controllo, che fosse tornato in Italia a prendersi cura della madre gravemente malata.
Ma alla fine del meeting di approval, proprio nel momento in cui il Physics Coordinator di L3P (il rispettato Professor Adorno dell’università di Harvard), dopo aver ricordato che extraordinary claims demand extraordinary proofs, si lanciava in un’arringa sulla necessità di lanciare una nuova campagna di ri-calibrazione delle Camere Muoniche prima che si potesse concludere sulla realtà dei fenomeni che sembravamo osservare, il Main Auditorium fu riempito da un roboante “RECALIBRATE MY COCK”.
Teddy Adorno non era abituato a essere trattato in maniera men che rispettosa, ma mantenne il suo invidiabile aplomb. “Who’s the gentleman speaking?
Sul maxi-schermo dell’auditorium apparve il faccione dell’esperto, catturato a bassa risoluzione dalla camera di un cellulare economico. “I am Manfredi-Lorenzo Morcaldi De Larraquy“.
Non tutti lo conoscevano, ma quelli che lo conoscevano – e tra essi tutti i membri del management dell’esperimento – furono visibilmente impressionati dalla sua apparizione.
Mi fu poi spiegato che la cosa più choccante era che Enzo si prendesse la briga di partecipare a un meeting che non fosse di un livello estremamente tecnico. In generale non gli piacevano i meeting.
‘U Prufissuri, tuttavia, lo conosceva abbastanza bene da sapere che se avesse saputo che l’argomento della ricalibrazione era sul tavolo non avrebbe resistito: sarebbe stata una questione d’onore. Era solo necessario che aprisse uno dei messaggi che gli aveva mandato a ripetizione in quei giorni. Finalmente l’aveva fatto.

Connesso dal suo cellulare, Enzo si stava dilungando sulle ragioni per cui le attuali calibrazioni delle Camere Muoniche avrebbero necessariamente assorbito qualunque effetto spurio.
Alternava termini tecnici e blasfemità. A un certo punto si sentì una voce in italiano vicino a lui dire “Per carità, ma le sembrano luogo e momento?”
Mentre Enzo zittiva quella voce con una salva di oscenità, la camera del suo telefonino trasmetteva immagini di persone vestite di nero che guardavano nella sua direzione.

Lo spokesperson di L3P, Jan Wultz, chiese ad Adorno con un cenno di passargli il microfono. Wultz era noto come un grande leader di costruttori di grandi detector. Lui ed Enzo si conoscevano molto bene da molti anni.
Enzo, listen, if you say that this cannot be a miscalibration… If you say that this cannot be a spurious correlation. And if you say that this cannot be environmental noise… May you please tell us, what the Hell can it be?
Enzo ci guardò attraverso il suo cellulare con sguardo bovino.
Boh. I dunno. I suppose that by exclusion… A real signal, perhaps?

Jan Wultz si alzò in piedi. Il suo sguardo grave attraversò l’Auditorium. “I think that the case is closed“, disse. “This analysis is approved, congratulations to the authors. There is no point in discussing further, because we just heard from Manfredi-Lorenzo Morcaldi De Larraquy, the man who knows the Muon Chambers like his ass.

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