6. One-hit wonder.

Con le cuffie sulle orecchie stavo dando gli ultimi ritocchi alle mie slide per uno status report al meeting bi-settimale del gruppo Exotica. Dall’altro lato della grande scrivania, dietro il suo schermo over-size, ‘U Prufissuri era impegnato nella terza o quarta telefonata consecutiva.

“… e allora mi ha detto: ma questa lista fete di minchia!”

Quest’inopinato brandello di frase mi raggiunse nei pochi secondi di silenzio tra un brano e il successivo. Non resistetti e abbassai il volume, e così facendo violavo un patto.

Negli ultimi anni ‘U Prufissuri si era abituato a essere solo in ufficio per la maggior parte del tempo, perchè Fulvio Bonasera saliva al CERN solo occasionalmente. Ma da quando avevo cominciato il dottorato ero necessariamente basato lì, nell’unico ufficio assegnato ai membri del Palermo Institute for Advanced Studies nello strategico Building 400. Che si sarebbe ulteriormente affollato tra breve, con l’arrivo dell’altra dottoranda, che avrebbe dovuto iniziare assieme a me ma era ancora bloccata nel suo paese in attesa del visto, e di Fulvio Bonasera col suo nuovo contratto che imponeva la presenza al CERN (la Beate Pauli Fellowship finanziata dal Beate Pauli Excellence Grant vinto dal Prof. Bestiale). Fulvio avrebbe dovuto già essere lì, ma aveva rimandato l’inizio per concentrarsi giorno e notte sullo studio per il Concorsone nazionale che si sarebbe presto svolto a Roma.
All’inizio Bestiale manifestava un certo disagio ogni volta che durante una telefonata doveva toccare temi confidenziali, cosa non rara. I primissimi tempi ogni tanto capitava che interrompesse la chiamata, uscisse dal palazzo e lo rivedessi poco dopo, dalla finestra del nostro ufficio, mentre parlava al cellulare passeggiando su e giù nel prato dietro la statua di Shiva.
Poi cominciò a scocciarsi di dover uscire lui, e sempre più spesso mi chiedeva di lasciare la stanza per qualche minuto. Mi suggeriva di andare a bere un caffé al baretto interno, e mi lanciava la sua scheda pre-pagata per offrirmelo. Finché trovai il coraggio di dirgli che tutti quei caffé mi stavano dando serissimi problemi d’insonnia nonché un’allarmante tachicardia, e allora ci accordammo: quando lui era in ufficio avrei lavorato ascoltando musica nelle cuffie.
E quella volta, per la prima volta, tradii la sua fiducia.

“…ma sì, te lo giuro, mi ha detto proprio così! Sì lo capisco che fai fatica a immaginare Adorno che dice minchia, tutto compito com’è. Ti assicuro che come parla in inglese al CERN o nei suoi faculty meetings a Harvard non c’entra niente con come parla con me. Una volta a una cena sociale di una conferenza abbiamo chiacchierato delle sue radici meridionali, e da allora mi saluta sempre con uè cumpà quando ci incrociamo e si ferma sempre a fare due chiacchiere per esercitare il suo italiano. Se si può chiamare italiano.”

Adorno era a quell’epoca il Physics Coordinator dell’esperimento L3P. Nella rigida gerarchia che governava i 3000 membri della Collaborazione, era il superiore diretto di Bestiale e degli altri conveners. A quell’epoca non ci avevo ancora avuto a che fare direttamente (avrei poi avuto fin troppe occasioni di conoscerlo in profondità in seguito) ma in effetti facevo fatica a immaginarcelo, per me era un personaggio austero e intimidente.
Uno dei pochi del nostro campo che si potesse definire un Intellettuale, partecipava spesso a degli incontri di epistemologia in varie università europee ed americane come rappresentante del mondo delle scienze sperimentali. Tra le tante sue passioni si contavano anche il violino, il collezionismo di pipe e la grammatica.
Prima di essere nominato Physics Coordinator serviva la Collaborazione come presidente del suo Comitato Editoriale interno, ente incaricato di vegliare sulla grammatica e l’uniformità stilistica di tutte le pubblicazioni di L3P. In tale ruolo, stizzito dopo un lungo scontro con un anonimo referee della rivista Physics Review Letters sul tema degli usi appropriati e inappropriati dell’Oxford comma, aveva pubblicato sul server pubblico del nostro esperimento un documento di riferimento di 100 pagine dal titolo “Hyphenation and punctuation in British and American Scientific English: history, myths, and pitfalls” che da allora aveva ricevuto varie citazioni da pubblicazioni di linguistica.

“… ascolta, vorrei che capissi che non c’è stata veramente altra scelta. Pure io pensavo che l’ultima parola sulle nomine dei sotto-gruppi ce l’avessimo io e Micky. Sono il primo a non essere contento di questa situazione, sai? Io ho iniziato il mio mandato da poco, quindi certe formalità le sto ancora imparando, fatta la lista volevo già fare l’annuncio in mailing list. Micky però mi ha spiegato che la lista dei nuovi sotto-convener dev’essere prima approvata dal Physics Coordinator. Ho gestito questa parte io perchè lui doveva partire per Birmingham. Pensavamo entrambi che fosse una pura formalità, ecco perchè inizialmente ti avevo detto…”

Micky Hollyland era l’altro co-convener del gruppo di lavoro Exotica. In L3P, ogni mandato di convener durava due anni; ce ne erano sempre due in carica simultaneamente per ogni gruppo, con data di inizio e fine differite di un anno. Stessa cosa per il livello gerarchico immediatamente inferiore, quello dei sotto-convener, incaricati della gestione dei sotto-gruppi.
Micky era inglese, più giovane di Bestiale, il suo stile era molto meno nerdy degli standard del nostro ambiente. Tutti nel gruppo sembravano adorarlo. Aveva ancora un anno di mandato davanti a lui, e ogni volta che lo vedevo accanto a ‘u Prufissuri non potevo fare a meno di considerarli una strana coppia.
Aveva già avuto due momenti di celebrità vera, durante la sua vita. In due campi del tutto disparati. Il primo era stato all’epoca dei suoi studi a Cambridge, alla fine degli anni ’90, come bassista belloccio / seconda voce / compositore del gruppo brit-pop Socialism Of The Horny Fallacy. Erano attivi già da un annetto nella piccola scena indie oxbridgiana quando, in un momento di grazia creativa, Micky azzeccò un motivetto particolarmente accattivante e un ritornello che per qualche motivo risuonava con lo spirito dei tempi. Il loro hit “Immanentize the Eschaton” scalò le chart di tutto l’Occidente. Presto la sua faccia attraente e simpatica divenne familiare a tutti i tardo-adolescenti del mondo.
Seguirono una lunghissima ed estenuante tournée, la release troppo prematura del loro secondo album, il fallimento della minuscola label che aveva investito tutto su di loro, l’esaurimento nervoso di Hollyland stesso, e infine i Socialism Of The Horny Fallacy si dissolsero. Micky Hollyland su suggerimento del suo terapista tornò agli studi di fisica, nei quali si impegnò con accanimento.
Non riprese uno strumento musicale in mano per più di un decennio, quando si lasciò convincere, in occasione di un party annuale della Collaborazione L3P, a suonare e cantare una parodia del suo vecchio hit in cui a ogni strofa la parola “Eschaton” era sostituita da “Higgs bosòn”.

“…ed è a quel punto che m’ha fatto il commento sul feto di minchia che ti dicevo prima. Siamo stati a discutere di gender balance per un’ora, mi faceva la morale, cumpà ma non vi rendete conto, sta lista fa feto di minchia, ma non vi pare troppo biassata con cinque posti e cinque maschi, ma che dirà poi la gente, e qua, e là. Ora, non sono così naif, lo so benissimo che ad Adorno delle questioni di genere non gliene fotte un cazzo. Lui le donne del suo gruppo le fa lavorare durante il congedo di maternità, giusto per dirne una. E nota bene che negli USA il congedo di maternità non è nemmeno pagato.
E io gli ho detto: Teddy, abbi pazienza, ma se in L3P le donne sono meno di una su cinque, e i posti sono cinque, può anche capitare un anno che per caso non venga selezionata una candidata femmina. E là finalmente è andato al punto. Ha detto che comunque non era solo quello il problema, che inoltre quattro di quei cinque erano tutti di istituti europei, e che questo era sproporzionato perchè per esempio gli americani tutti insieme contano per circa un terzo del budget di L3P. Insomma dalla nostra lista traspirava un nostro problema di fondo di poca attenzione alla diversità.”

Alla fine questa discussione non era poi così interessante. Non sapevo di chi parlassero e non riuscivo ad appassionarmi al gossip delle nomine. Mi trovai a riflettere che in un modo o nell’altro sembrava che ovunque si trovasse, che fosse nel nostro piccolo istituto o in una grande Collaborazione internazionale, una buona parte del lavoro quotidiano di ‘U Prufissuri consistesse nel litigare con qualcuno. Mi ripromisi che se avessi fatto carriera mi sarei astenuto da qualunque forma di management e di politica accademica; avrei fatto solo Scienza. Come la maggior parte dei giovani, credevo ancora che certe cose si potessero scegliere.

Senza neanche dover rimettere il volume alla musica, tornai a concentrarmi sulle mie slide. Erano pronte da un pezzo, da ore non avevo fatto altro che riscrivere le conclusioni in tre o quattro modi diversi.
Il programma di analisi dati che avevo scritto mi dava risultati assurdi, da quando avevo completato l’ottimizzazione della selezione. Sui dati simulati tutto era coerente, ma su quelli veri il programma sembrava impazzire.
Era da giorni che ci ammattivo. Bestiale non era molto d’aiuto, proponeva un check dopo l’altro ma dopo averli fatti non mi sembrava di aver progredito molto. Mi aveva detto di presentare lo stesso, chissà mai che qualcuno nella riunione se ne venisse fuori con un consiglio utile.
Mi venne un’idea. Giusto per tentare qualcosa di diverso provai a separare i dati in funzione del tempo. Era rapido, un minuto e avevo i grafici. Li scrutai con attenzione: ancora del nonsense, anzi peggio di prima. Appiccicai questa nuova informazione in una slide alla fine del file.

“…esatto, esatto, lei adesso lavora con un istituto americano. E quindi a quel punto Adorno diventa esplicito e insiste che sarebbe proprio la quadratura del cerchio, perchè con un piccolissimo ritocco alla nostra lista avremmo risolto due problemi in una volta sola.
Sì Giorgio le frazioni le so calcolare anch’io, lo so che 2/5 è più grande di 1/3. E’ precisamente per quello che la questione della frazione di americani l’ha tirata fuori per ultima. Ha parlato soprattutto di feto di minchia, se no avrebbe detto, che so, che non sapeva abbastanza di hot dog. Ma mettici quello, più il gender balance, più che lei comunque ha lavorato nel sotto-gruppo da tanti anni… sì lo so che anche tu…
Ascolta, fra poco devo chiudere. Mi dispiace Giorgio, voglio essere franco, io non me la sentivo di sbattermi più di tanto per una questione di principio. Come candidata era più che ragionevole, era la nostra seconda scelta per quel sotto-gruppo. Se non ci fossi stato tu di mezzo l’avremmo scelta noi stessi e non mi sarei fatto sgridare da Adorno. Ascolta Giorgio, per quest’anno è andata così, l’anno prossimo vediamo.
Senti davvero ora devo chiudere, fra cinque minuti c’ho il meeting. Sì, grazie caro, a te e famiglia.”

Nell’improvviso silenzio lanciai al Professore uno sguardo furtivo. Teneva i gomiti sulla scrivania e la faccia tra le mani. Da qualche tempo aveva sempre più spesso l’aria di chi si è rotto il cazzo irrimediabilmente.

Mentre scendevamo le scale per andare alla riunione volle sapere se avevo trovato il baco nel mio programma.
“No, non so più cosa provare. Sei sicuro che non sia meglio posporre la presentazione al prossimo meeting?”
“Sono sicuro, sono sicuro. E’ troppo tempo che non diamo uno status report, ci sono dei gruppi americani agguerriti che cominciano a interessarsi agli stati finali esotici, è importante marcare il territorio di tanto in tanto.”

Presi posto in una delle file di mezzo dell’auditorio sotterraneo, mentre ‘U Prufissuri andava a salutare Micky, che stava mettendo in funzione il sistema di videoconferenza della stanza. Micky era tornato quella mattina presto da Birmingham e aveva l’aria stanca, nella sua maglietta dei Dead Kennedys stropicciata. Bestiale sembrava altrettanto stanco, nella sua camicia a mezze maniche macchiata sotto le ascelle, da cui traspariva la canottiera. E ancora avevano due ore di meeting davanti, con un’agenda molto fitta.

Dopo aver aspettato che arrivasse un’altra manciata di persone, e aver verificato che tra i presenti in sala e i presenti in videoconferenza ci fossero tutti gli speaker previsti quel giorno e la maggior parte dei sotto-convener del gruppo, il meeting cominciò come d’abitudine con le slide introduttive firmate dai due convener. Si alternavano ogni due settimane nel prepararle, e quel giorno toccava a Micky.
Cominciò con l’annuncio dei nuovi sotto-convener e il ringraziamento a quelli che stavano per finire il loro mandato. In sala ci furono alcuni scambi di congratulazioni, e così scoprii chi era la collega di cui stava parlando Bestiale al telefono poco prima.
L’avevo già notata nei meeting precedenti, per il forte accento russo, lo sguardo glaciale e l’età indecifrabile. Avrei detto che fosse una trentenne che portava male i suoi anni o una cinquantenne senza rughe. Non ricordavo di averla mai vista sorridere, e alla ricezione dei complimenti reagì con un thanks appena accennato. Dalle slide scoprii che si chiamava Emiliya Sokolova, era un membro del gruppo di Stanford, e avrebbe coordinato proprio il sotto-gruppo di cui faceva parte la mia analisi.

Micky continuò la presentazione. Il contenuto delle slide introduttive di questi meeting era sempre una lista meccanica di risultati pubblicati dal gruppo Exotica nelle ultime due settimane, deadline imminenti, chiarimenti sulle linee guida. Almeno però condiva il tutto con un po’ di verve e di humour. Quando era il turno di Bestiale di fare la presentazione, nessuno nella sala distoglieva lo sguardo dal proprio portatile acceso. Ma la presenza scenica di Micky, esercitata per anni, rendeva tutti i suoi talk piacevoli da seguire, persino quand’erano di routine come questo. Mi chiesi quale fosse la causa e quale l’effetto. Era bravo a catturare l’audience perchè era stato una rockstar, o era diventato una rockstar perchè aveva un talento innato?

La seconda volta che Micky Hollyland era diventato famoso aveva a che fare con la fisica.
Durante il Long Stop 1 di LHC, cioè la lunga pausa tra il Run 1 finito nel 2012 e il Run 2 che sarebbe iniziato nel 2015, un periodo in cui i fisici delle particelle erano ancora ebbri per la scoperta del Bosone di Higgs e alcuni sembravano credere ciecamente che l’aumento di energia del Run 2 avrebbe portato mirabolanti scoperte, Micky era il convener del sotto-gruppo del gruppo Exotica specializzato nella ricerca di anomalie nella produzione di coppie di elettroni o muoni. E alla fine del Run 1, le anomalie arrivarono.

Una tipica ricerca del suo sotto-gruppo consisteva nel cercare picchi o altre discontinuità nelle distribuzioni di massa invariante. Entrambe le distribuzioni di massa invariante di interesse per Mick, quella degli elettroni e quella dei muoni, erano lisce. Ma entrambe deviavano dalle predizioni teoriche nella parte alta della distribuzione. Può capitare che questo sia dovuto a effetti di strumentazione, per esempio un problema di calibrazione, ma elettroni e muoni sono particelle identificate in modo molto diverso, da sotto-rivelatori molto diversi. Inoltre entrambe le distribuzioni cominciavano a deviare dalle attese attorno allo stesso valore di massa invariante. Inoltre, se si andavano a guardare le loro distribuzioni angolari per eventi ad alta massa invariante, anche quelle deviavano dalle attese teoriche, ed entrambe nello stesso modo.
I risultati pubblicati poco dopo dagli avversari di EAGLE non confermavano, ma neanche smentivano. I loro dati stavano giusto in mezzo tra quelli di L3P e le predizioni della teoria standard, e le loro barre d’errore lambivano languide entrambi.

Micky venne invitato sempre più spesso a seminari e conferenze, all’inizio semplicemente perchè era uno dei più competenti sull’argomento, e poi perchè il suo talento nel “tenere il palco” ne faceva un oratore molto apprezzato. Col suo passato da star, per quanto effimero fosse stato, era una vera manna per i giornalisti scientifici in cerca del “personaggio” e della “storia”, e così si ritrovò di nuovo sui giornali.

Nel 2015, a partire dalla ripartenza delle operazioni di LHC a energia maggiorata, i membri delle collaborazioni L3P e EAGLE ebbero la sorpresa di vedere delle troupe televisive anonime apparire ad alcuni dei loro meeting. I rispettivi Spokesperson (cioè i manager supremi dei due esperimenti) si tennero sul vago sui motivi, e rassicurarono solo sul fatto che chi era infastidito dalle riprese poteva chiedere in qualsiasi momento di essere cancellato da tutte le registrazioni.
Si trattava della BBC, che si era assicurata l’accesso esclusivo e confidenziale ai meeting interni dei due moloch della fisica, nonchè parecchie ore di accesso alla vita e ai pensieri di Micky Hollyland.

Nel 2016, quando il bel documentario in tre puntate fu finalmente trasmesso, fui anch’io (ancora studente, a quell’epoca) tra gli spettatori appassionati che si emozionarono al vedere ripercorse le due carriere di Micky Hollyland. Le canzoni del suo album “The End of Time in the Age of Its Technological Reproducibility” si alternavano come colonna sonora delle scene che lo vedevano eroe: Micky che smanettava al computer in ufficio, Micky che scendeva nella Caverna Sperimentale di L3P con il casco in testa, Micky che andava in skateboard al lavoro, Micky durante una presentazione a una conferenza, Micky che beveva una birra da solo leggendo un articolo scientifico a un tavolino di un pub affollato, Micky alla lavagna che spiegava cose a due colleghi. Anche altri esperti venivano intervistati nelle tre puntate, ma il comunicatore più efficace ed entusiastico era comunque Micky, di gran lunga.
E ovviamente l’ultima puntata terminava col momento atteso per tre anni, il momento in cui i dati accumulati nel Run 2 erano nominalmente sufficienti per confermare, o smentire, quei sogni di gloria. Entrambi gli esperimenti, simultaneamente, organizzarono dei grandi meeting plenari (ristretti ai soli membri, con l’unica eccezione della crew della BBC) in cui gli analisti impegnati su quell’analisi avrebbero svelato agli occhi delle loro migliaia di collaboratori (centinaia fisicamente presenti, gli altri incollati agli schermi dei loro computer in videoconferenza) ciò che dicevano i nuovi dati. Dal lato di L3P, l’onore e l’onere della presentazione andava ovviamente a Micky.
A quel punto il documentario staccava per un breve flashback: cos’era successo nel momento esatto in cui Micky stesso, pochi giorni prima, aveva visto per la prima volta i nuovi dati del Run-2 ad alta massa invariante. La voce fuori campo spiegava che si era impegnato a rendere quel momento autentico, chiamando la troupe quando tutto era pronto e resistendo alla tentazione di sbirciare prima.

Un primissimo piano dei suoi bulbi oculari era riuscito a catturare l’istante esatto in cui i suoi sogni si trasformavano in vergogna e umiliazione. Si tornava poi alla presentazione di Micky Hollyday nella sessione plenaria di L3P: professionale e imperturbabile, svelava i nuovi dati con nonchalance e faceva provare la stessa sgradevole sensazione all’intero auditorium.
I titoli di coda, sulle note di “Immanentize the Eschaton”, scorrevano sulle immagini anti-climatiche della sala che si svuotava.

chair11

Building 400, foto dei tardi anni ’10, cortesia della Dr.ssa Gonzalez

Annunci

2 pensieri su “6. One-hit wonder.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...