Interludio.

Cari lettori, un breve messaggio per rispondere a tutti quelli che mi hanno scritto preoccupati: sono fuori pericolo, e mi assicurano che fra circa un mese potrò tornare a casa.

Sono nel migliore ospedale di Kinshasa, godo dalla mia finestra di una magnifica vista sui giardini e sui palazzi scintillanti del Polo Tecnico-Scientifico in cui mi trovavo per presiedere il workshop annuale del Pan-African Linear Collider, e il personale qui è estremamente competente e gentile. E per giunta, sebbene ancora mi stanchi rapidamente, riesco tra una sedazione e l’altra a dettare al mio cellulare il sesto capitolo delle mie memorie.

In tanti mi hanno suggerito di lasciare perdere, di lasciare che queste storie polverose di vent’anni fa siano narrate solo per i loro meriti scientifici, nella maniera asettica dei libri di testo o da persone che hanno seguito studi specializzati in Science Outreach. Sono soprattutto colleghi sinceramente preoccupati per il mio bene. In tanti hanno capito, dal taglio che ho dato ai primi capitoli, che ciò che seguirà non piacerà ad alcuni. C’è chi mi ricorda che già prima non ero al di fuori di controversie nella comunità scientifica. D’altra parte, come è noto, non si può avere una carriera in Fisica Sperimentale senza farsi dei nemici. Ma… tanti nemici tanto onore, come diceva un grande leader 1.
Lo spiacevole incidente di cui sono stato vittima ha creato molta emozione, ed è comprensibile che alcuni abbiano potuto metterlo in relazione con il contenuto che sto mettendo piano piano online. Io stesso devo confessare che mi sono molto agitato, qualche giorno fa, quando durante la mia prima uscita all’aria aperta nel lussureggiante giardino dell’ospedale mi sono ritrovato all’improvviso davanti a una scritta enigmatica su un muro di cinta 2, incomprensibile ai locali, che sul momento non ho potuto fare a meno di credere indirizzata a me. L’infermiera che spingeva la carrozzina mi ha rassicurato: quella sciocca scritta era lì già da giorni prima del mio ricovero, ridicolo quindi pensare ad una connessione. Questo tipo di vandalismo, mi dicono, non è affatto inusuale da quando la città è stata invasa da un gran numero di immigrati dal Sud Europa, attirati dalle opportunità economiche di un paese ormai saldamente all’avanguardia dell’high-tech. E non per fare degli stereotipi semplicisti, ma si sa che tipo di gente lascia il nostro paese.

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Adesso devo chiudere qui, ma presto vedrete. Nulla e nessuno mi ferme-

 

 

 

 

 

 

 


  1. Il mio mentore, Sergio Bestiale. 
  2. “ACCUSI TIMPARI AFFARE IL PROFESSORE” 
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