3. Brigante e mezzo.

Il lavoro di tesi non era stato tutto rose e fiori, avevo dovuto lavorare duro prima di riuscire a fare qualcosa di mio e di originale, ma sentivo che negli ultimi tempi Fulvio e ‘U Prufissuri (che all’inizio ogni tanto si spazientivano per la mia scarsa attitudine alla programmazione, essenziale a quanto vedevo per il successo del progetto) avevano acquisito una qualche forma di stima di me.
Fulvio a quell’epoca era ancora basato a Palermo, per cui interagivo soprattutto con lui. Per semplificare la sua supervisione del mio lavoro, che prendeva molto a cuore (soprattutto sugli aspetti che, intuivo vagamente, facevano parte dei suoi obblighi ed era particolarmente lieto di delegarmi), Fulvio insisteva che lavorassi nel suo ufficio, che condivideva con altri quattro giovani ricercatori precari, e mi lasciava l’uso esclusivo di una frazione della sua scrivania, abbastanza da appoggiare il portatile e i gomiti. ‘U Prufissuri invece era in istituto molto poco, irregolarmente. E anche quando c’era a volte non me lo diceva neanche, perchè tra lezioni e riunioni non gli restava tempo prima di ripartire. Ma ci teneva moltissimo a compensare l’assenza con periodici segni di interesse per quello che facevo. Ogni lunedì mattina mi arrivava una sua mail intitolata “novità?” con sempre lo stesso testo, chiedendo se c’erano stati progressi dall’ultima volta. Dopo la terza o quarta volta mi accorsi che il testo era sempre letteralmente lo stesso, carattere per carattere e spazi compresi, e che veniva sempre spedita alle 8:00:00 del lunedì. Fulvio, a cui espressi la mia sorpresa al riguardo, mi spiegò cos’è un cron job. Mi raccontò divertito una delle tante leggende che giravano su Bestiale, secondo cui quando era lontano da casa faceva lo stesso con dei messaggi affettuosi alla moglie, pescando però un testo a caso da un database e un orario casuale all’interno di un intervallo realistico.

Volevo impressionare ‘U Prufissuri con una tesi impeccabile, nel contenuto come nella forma. Gli inviai il documento solo quando finalmente considerai l’opera il meglio che potessi umanamente scrivere.

From: romano.favara@pias.pa.edu.it
To: s.bestiale@cern.ch
Date: 06/05/2020 00:02
Subject: tesi
Attachment: tesi_finale.pdf

Caro Sergio,
ti allego un draft della tesi. Credo sia in uno stato ragionevole per la consegna. Ho chiesto a Fulvio di dare un’occhiata però dice che non avrà molto tempo prima della deadline, che è fra due giorni.
Ti sarei grato se trovassi il tempo di leggerla.
A presto,
Romano

From: s.bestiale@cern.ch
To: romano.favara@pias.pa.edu.it
Date: 06/05/2020 01:40
Subject: Re: tesi

Romano,
mannaggia alla Madonna, secondo te quanto tempo ci mette un cristiano a leggere 200 pagine?

Forse dovevo segnarmi la deadline e mandarti dei reminder; d’altra parte ci si aspetterebbe un po’ più di proattività da parte dello studente.

Ho aperto alcune pagine a caso e ho trovato una decina di errori. Nelle conclusioni per esempio c’è un’intera tabella completamente scazzata. Non si può consegnare in questo stato.
Domani arrivo a Palermo verso mezzogiorno, fatti trovare in ufficio.

S.

L’indomani venne in effetti a cercarmi nel primo pomeriggio nell’ufficio di Fulvio, dove mi trovavo ad attenderlo mortificato. Sbattè un faldone di pagine annotate sulla scrivania. “Sono i primi due capitoli, li ho letti in aereo. Comincia a lavorare su quelli mentre leggo il resto. Ora andiamo dal Signor Ragusa e lo imploriamo di darti una proroga. A te direbbe di no, ma se mi prendo la colpa io forse lo accetta, quel miserabile.”
Il Signor Ragusa era il capufficio della segreteria del Corso di Laurea in Fisica, che si trovava in cima al palazzetto del Palermo Institute for Advanced Studies.
“Signor Ragusa, buon giorno! Come sta?”
“Oooooh, Prufissuri! Ma è tanto che non La si vede da queste parti! Qui bene, bene, insomma, solita vita. E Lei? Qual buon vento?”
“Tutto bene, tutto bene. Senta, qua c’è questo ragazzo, Favara, che fa la tesi con me, e c’è un problema, ci siamo capiti male con le date… insomma, a farla breve: mi sono scordato che ha la scadenza domani per la consegna della tesi. Tutta colpa mia, eh? E sto criaturo che non se la sentiva di farmi fretta, eh eh… E insomma non ho ancora letto quasi niente, e volevo chiederle se… cioè…”
“Vuole una proroga? Ma dipende, quanto? Due giorni bastano, facciamo tre?”
“Guardi, io non vorrei abusare della sua bontà, ma mi chiedevo… magari non è che possiamo spostare di una settimana?”
“Una settimana nel senso di sette giorni?”
“Sì, in quel senso lì.”
Ragusa rimase silenzioso e corrucciato.
“Ragusa, suvvia queste formalità quando si tratta d’un picciuttedu… tanto i pre-laurea iniziano solo fra un mese! Così intanto i miei colleghi iniziano a leggere le altre tesi, e dopo hanno altre tre settimane per quella di Favara.”
“Prufissuri, guardi che poi è con me che se la prende il presidente della commissione…”
“E suvvia, Ragusa, se Petrucci le fa problemi lo faccia parlare con me.”
Ragusa era ancora più corrucciato.
“Ragusa, via, con tutto quello che ho fatto per lei…”
Ancora silenzio e corruccio.
“Ragusa, non so se le devo ricordare…”
“Va bene, va bene. Guardi Prufissuri, solo perchè è Lei.”
“Grazie mille Ragusa, lei è una persona squisita!”

Tornato in ufficio di eccellente umore, mi dedicai di buona lena all’implementazione delle correzioni che mi aveva dato Bestiale, che nel frattempo era sparito per qualche altro impegno. Anche Fulvio aveva qualcosa da fare. Quel pomeriggio ero solo in ufficio, e l’inusuale calma mi aiutava a concentrarmi sulla scrittura.
Il Signor Ragusa fece irruzione con un calcione alla porta.
“Io sono stufo! Stufo! Non ce la faccio più! Ma cosa le mettiamo a fare le scadenze se poi ve ne fottete? Ve ne FO-TTE-TE!”
Mi fissava e il suo viso era rosso e contorto. Non l’avevo mai visto così, ero pietrificato dal terrore.
Si ricompose un po’, poi sibilò “Tutti uguali siete. Non avete rispetto di niente e di nessuno. Una settimana, perchè tanto… e che sarà mai. Tanto poi sono io che mi prendo i cazziatoni. Ma non avete il coraggio di chiedere da soli, e venite accompagnati dai vostri professoroni. Gente di fango pure loro. ‘U pisci feti di la testa!

Tre giorni dopo ‘U Prufissuri mi mandò via mail il file pdf fitto fitto di annotazioni, e non ebbi mai il coraggio di dirgli che la tesi l’avevo già consegnata, così com’era, il giorno esatto della scadenza.

Il “pre-laurea”, una settimana prima della formalità dell’esame di laurea, era una tradizione instaurata per non rischiare situazioni umilianti per i laureandi davanti a famiglie e amici. A porte chiuse il candidato aveva mezz’ora per presentare il suo lavoro di tesi davanti solo agli 11 membri della sua commissione di laurea.
Davanti alla commissione schierata nella prima fila dell’aula chiusa, mentre caricavo le slide dalla chiavetta, mi sentivo abbastanza sicuro di me. Il giorno prima Fulvio e ‘U Prufissuri erano stati il mio unico pubblico in una prova generale della mia presentazione. Si erano sbizzarriti a fare gli avvocati del diavolo, e i loro consigli mi avevano tenuto alzato fino a tarda notte a riorganizzare le mie slide. Ma sentivo che adesso la mia presentazione era a prova di bomba.

I professori avevano tutti una copia della mia tesi di fronte. ‘U Prufissuri aveva anche il suo portatile. Durante qualunque tipo di meeting aveva la cattiva abitudine – che avrei presto acquisito anch’io – di distrarsi a leggere le mail (diceva di riceverne 200 al giorno, e di leggerle davvero tutte). Mi chiedevo se l’avrebbe fatto anche in un’occasione come questa.
Il presidente della commissione, il Professor Petrucci, guardò l’orologio e mi fece cenno di iniziare la presentazione. Prontamente iniziai.

La prima slide conteneva uno sketch del detector L3P, il logo del Palermo Institute for Advanced Studies, quello del CERN, il titolo “Ricerca di particelle stabili, cariche e massicce con il rivelatore L3P al Large Hadron Collider” e sul fondo il mio nome.
Poi alcune slide per introdurre le particelle elementari note, il Meccanismo di Higgs, il Problema del Fine Tuning, il Problema della Materia Oscura, poi una carrellata sulla SuperSimmetria e le sue tensioni con i risultati sperimentali dopo il Run 2 di LHC. Bestiale mi aveva aiutato a mettere insieme giusto l’informazione essenziale, non troppo banale per non annoiare i commissari, ma senza dare troppo per scontato perchè nessuno di loro era del campo.
Poi due slide intere per presentare il concetto di Split SuperSimmetry. Si trattava di una variante della SUSY che per qualche motivo ‘U Prufissuri teneva in alta stima. Aveva passato la gran parte della sua vita scientifica a cercare le prove della SUSY e, anche se ostentava orgoglio per aver contribuito a renderla una teoria moribonda, ai collaboratori confessava che sentiva nelle trippe che non poteva essere falsa. Se non era stata ancora scoperta, diceva, allora bisognava cercare negli ultimi angolini, e la Split SUSY era non solo uno degli ultimi angolini ma anche uno dei pochi che secondo lui si riuscivano a giustificare senza troppa ginnastica. Inoltre prediceva queste particelle stabili cariche e massicce che lui definiva “uno stato finale divertente”.
Spiegai alla commissione che nella Split SUSY il problema del Fine Tuning, considerato cruciale da un paio di generazioni, veniva ignorato bellamente, e si lasciava che i nuovi bosoni predetti dalla teoria fossero liberi di acquisire masse elevatissime tramite effetti quantistici; diventavano quindi impossibili da creare nelle collisioni di LHC. Elaborai su come l’aggiunta di una ulteriore simmetria impedisse che lo stesso avvenisse alle masse dei nuovi fermioni, che sarebbero quindi stati costretti a masse relativamente leggere, potenzialmente raggiungibili da LHC. “Un’implicazione particolarmente interessante”, dissi, “è che i meno leggeri tra questi fermioni supersimmetrici, per poter decadere nella particella supersimmetrica più leggera (anch’essa un fermione) devono passare attraverso uno stato intermedio che è un bosone virtuale, anch’esso supersimmetrico. Ma se tutti i bosoni supersimmetrici sono pesantissimi, come abbiamo postulato prima, questo processo è soppresso. Quindi la particella che ha iniziato la catena non può decadere facilmente, e può avere una vita media molto lunga, macroscopicamente lunga. Dal punto di vista sperimentale sarebbe osservabile come una particella stabile, forse elettricamente carica, e ovviamente massiccia. La cui ricerca sperimentale è l’obiettivo di questa tesi.”
“Mi scusi Favara, la posso interrompere un attimo qui?” Era il Professor Riccardo Campo, Ordinario di Fondamenti Matematici della Fisica. Un suo articolo 1 negli anni ’70, diceva una leggenda, l’aveva reso papabile al Nobel. Poi piano piano era scivolato nella marginalità e adesso era universalmente considerato un povero rincoglionito.
Cominciamo bene, pensai: in teoria i commissari avrebbero dovuto tenere le loro domande per dopo la fine della presentazione. Guardai il presidente della commissione, Petrucci, che alzò le spalle: “Se è proprio necessario per la comprensione, si può interrompere”.
“Grazie, Petrucci. Signor Favara, per prima cosa mi faccia lodare questa Split SUSY che se ne frega del Fine Tuning! Non ho mai capito perchè i miei colleghi particellari si incaponiscano così tanto su quel falso problema… Però mi pare di capire che questa teoria postuli, in aggiunta alla supersimmetria, una nuova simmetria chirale. Ma che succederebbe se rimuovessimo questa richiesta?”
“Ho giusto una slide di riserva da qualche parte su questo scenario: si chiama SuperSplit SuperSymmetry, un’ulteriore variante della SUSY proposta già quindici anni fa 2.” Ero lieto che Campo mi avesse dato l’opportunità di mostrare quella slide: il giorno prima ‘U Prufissuri e Fulvio, unanimi, avevano insistito che la togliessi dalla presentazione perchè completamente irrilevante.
“Ah, non ne avevo mai sentito parlare. Ma com’è la sua fenomenologia?”
“E’ compatibile con tutte le misure di precisione dei parametri fondamentali del Modello Standard.”
“E quindi, mi faccia capire, è sperimentalmente indistinguibile dal Modello Standard con i dati attuali, ed è incapace di fare predizioni che la distinguano dal Modello Standard con i dati futuri?”
“Ehm… già.” Era la stessa critica che avevano fatto ‘U Prufissuri e Fulvio.
“Bene, mi sembra una buona cosa. Persino meglio della Split SUSY che le piace tanto. Scusi di nuovo per l’interruzione, può proseguire.”

Continuai con una rapida rassegna di altre teorie Oltre Il Modello Standard che potevano dare luogo a particelle stabili cariche e massicce. Menzionai anche le implicazioni cosmologiche di queste nuove particelle e la possibile soluzione che offrivano all’antico enigma del litio cosmogenico. Notai che Bestiale mi stava facendo ampi gesti silenti, indicando ostentatamente il suo orologio da polso. Stavo perdendo troppo tempo sull’introduzione teorica, dovevo accelerare. Decisi quindi di saltare a pié pari la mia ultima slide teorica, quella che elaborava sul concetto che, sembra incredibile col senno di poi, all’epoca anch’io come tutti consideravo lo scenario più “esotico” di tutti.
Ma Campo mi interruppe di nuovo. “Mi scusi, ma mentre cambiava pagina ho intravisto una figura interessante… Le seccherebbe mostrarla di nuovo e spiegarci cosa illustra?”

hiddenvalley
Dagli autori di hep-ph/0604261

“Oh, questo illustra l’idea delle Hidden Valleys, letteralmente Vallate Nascoste. E’ uno schema illustrativo di due buche di potenziale che coesistono. Quella più profonda è quella in cui siamo noi, cioè il Modello Standard; sul fondo contiene le particelle più leggere e, via via che si sale, particelle di massa sempre maggiore (non illustrate qui). La vallata a lato è invece un intero altro sistema di particelle, anche loro con la loro gerarchia di massa. Le più leggere di quella serie si trovano sul fondo di quella buca, ma non sono completamente stabili perchè l’Effetto Tunnel prima o poi gli permette di decadere nelle particelle più leggere della nostra vallata. Se la barriera che devono attraversare è abbastanza spessa potrebbero avere vite medie molto lunghe, magari lunghe abbastanza da essere visibili nei nostri rivelatori di particelle. Mentre quelle più leggere sono prive di interazioni con le particelle standard, quelle pesanti potrebbero ad esempio avere carica elettrica e quindi essere visibili.
Più un acceleratore di particelle è energetico e più facilmente riesce a creare particelle di massa maggiore, che decadono in quelle leggere dopo un po’. Ad energia sufficiente, la probabilità di creare particelle dell’altra vallata potrebbe diventare significativa.”
Riccardo Campo divenne pensieroso. Stavo per riprendere la presentazione quando finalmente ribatté: “Ma perché l’altra vallata dovrebbe essere meno profonda della nostra? Perché non potrebbe essere il contrario? Potremmo essere noi gli stati meta-stabili che un giorno decadranno sul fondo dell’altra vallata. O più banalmente le due vallate potrebbero essere equivalenti. Ipotizziamo che non ci siano interazioni elementari tra le particelle delle due vallate, o almeno tra quelle più leggere e quindi stabili: due mondi potrebbero coesistere, le rispettive particelle elementari incrociarsi senza che si accorgano l’uno dell’altro. A parte la gravità, certo, alla gravità non si scappa… Questa teoria spiega così la Materia Oscura, vero? E allora se volete risolvere il problema della Materia Oscura ci devono essere cinque vallate, non di più e non di meno, visto che la Materia Oscura fa i quattro quinti della massa dell’Universo… E se voi con LHC cominciate a creare particelle che sono visibili sia a noi che a loro, chissà che paura che fate ai poveri valligiani di quell’altra parte! Ah ah ah… Uno sta lì, magari sta facendo la cacca tranquillo e in una realtà parallela gli scienziati accendono l’acceleratore e gli fanno spuntare particelle esotiche nel …”
Il presidente di commissione aveva l’aria infastidita. “Cari colleghi, il tempo scorre e qui siamo ancora all’introduzione teorica di una tesi sperimentale! Professor Campo, suggerirei di lasciare il Signor Favara proseguire con la sua presentazione.”

Continuai allora. Nella slide successiva mostrai lo schema del rivelatore L3P:

Diagram of L3P detector for LHC at CERN
Rivelatore L3P (Lepton and Proton Precision Physics) al Large Hadron Collider (LHC) al CERN.

Campo era notoriamente annoiato a morte dagli aspetti sperimentali e in generale empirici della fisica, e senza pudore tirò fuori un articolo da leggere; dopo un po’ si assopì.

Spiegai come si sarebbe comportata un’ipotetica particella stabile carica e massiccia (quale che fosse la nuova teoria che la causava), creata da una collisione di protoni di LHC, nell’attraversare i vari sotto-rivelatori concentrici che componevano L3P.
“Essendo stabile attraverserebbe, senza decadere, tutto il Tracciatore: sedici cilindri concentrici di rivelatori di posizione fatti di silicio. Essendo elettricamente carica, a ogni attraversamento di un cilindro rilascerebbe un pochino di energia per ionizzazione, causando un segnale elettrico la cui posizione è misurabile con una risoluzione del centinaio di micron. L’intensità di questo segnale è una funzione della massa e dell’inverso dell’impulso; essendo molto massiccia, ma creata ad alto impulso, questa particella quindi causerebbe un segnale di ionizzazione molto forte, chiaramente distinguibile dal fondo di particelle del Modello Standard.”
Mi lanciai quindi nella presentazione approfondita di una delle cose su cui avevo lavorato per mesi con Fulvio Bonasera e con Bestiale, un estimatore statistico ottimale che teneva in conto l’informazione di tutti e sedici i cilindri attraversati; ma adesso non solo Bestiale, anche il presidente di commissione Petrucci, mi facevano ampi gesti per attirare la mia attenzione sull’orologio.
Passai quindi all’altro aspetto sperimentale cruciale.
“Dopo aver attraversato il Tracciatore, le nostre particelle stabili cariche e massicce attraverserebbero i Calorimetri e infine le Camere Muoniche che stanno all’esterno di tutto.
Le Camere Muoniche, come dice il nome, sono pensate per l’identificazione e la misura dei muoni, che sono le uniche particelle del Modello Standard che possono attraversare tutto il materiale di L3P fino a rilasciare dei segnali lì.
Il rivelatore L3P non ha la capacità di registrare tutti i dati di tutte le collisioni prodotte da LHC ogni 25 nanosecondi, per questo sono per prima cosa eseguiti degli algoritmi ottimizzati per rapidità, chiamati Trigger, che sulla base di informazioni parziali da alcuni sotto-rivelatori di L3P decidono se la collisione è potenzialmente interessante e merita di essere registrata per poi essere analizzata offline. Se una collisione non passa il Trigger, sarà perduta per sempre; ma il Trigger non può essere troppo inclusivo, se no saturerebbe la capacità di stoccaggio di dati di L3P.
Siccome i muoni sono spesso tra i prodotti di decadimento di particelle instabili interessanti, le Camere Muoniche forniscono informazioni cruciali agli algoritmi di Trigger. Quindi è essenziale che i loro segnali elettrici siano rapidissimi. Migliore il loro tempo di risposta, migliore è la selettività del Trigger.
E’ importante qui notare che anche le nostre particelle stabili cariche e massicce, se esistono, darebbero segnale nelle Camere Muoniche. Farebbero scattare il Trigger tanto quanto i muoni di alta energia.
Per giunta, i dati dalle Camere Muoniche permetterebbero poi, nell’analisi offline delle collisioni registrate, di distinguere queste particelle esotiche dai muoni: perché i muoni viaggiano quasi alla velocità della luce, ma le nostre particelle esotiche sono così massicce da essere un pochino – ma misurabilmente – più lente. Una particella stabile e massiccia raggiungerebbe l’ultima delle Camere Muoniche leggermente più tardi di un muone prodotto nella stessa collisione.
Purtroppo nel Run 1 e nel Run 2 di LHC le Camere Muoniche di L3P non avevano una risoluzione temporale tale da distinguere molto bene tra i tempi di arrivo di un muone e di una particella esotica massiccia. Ma adesso siamo nel periodo di pausa prima del Run 3, e questi ultimi due anni sono stati usati per vari upgrade sia dell’acceleratore che dei rivelatori. E uno di questi upgrade concerne alcune delle Camere Muoniche di L3P, i cosiddetti Resistive Plate Chambers (RPC). Tutti gli RPC sono stati estratti dal rivelatore, perchè il vecchio dielettrico al loro interno era ormai degradato dalle dosi di radiazione assorbite in tutti questi anni di operazione.
A partire dal Run 3, le Camere Muoniche di L3P daranno Trigger molto più veloci grazie all’uso, come dielettrico degli RPC, della tiotimolina risublimata, le cui proprietà endocroniche garantiscono la migliore rapidità di risposta tra tutte le sostanze note.
Passiamo adesso al mio studio della ri-ottimizzazione degli algoritmi offline per …..”

Fui interrotto da una fragorosa, oscena risata. Guardai subito verso Campo, ma non era lui, stava dormendo con la testa reclinata e la bocca aperta. Si trattava invece del Professor Merisena, Ordinario di Chimica Fisica.
Il presidente di commissione Petrucci guardò l’orologio infastidito. “Professor Merisena, se vuole fare un commento lo faccia nelle forme opportune, nel rispetto del candidato e soprattutto dei suoi colleghi. E lo faccia rapido perché siamo già in ritardo.”
“Sarò rapidissimo. Voglio solo dire che le proprietà endocroniche della tiotimolina risublimata sono fantascienza, non scienza. Sono passati più di 70 anni dalla prima pubblicazione 3, e ancora non c’è uno straccio di modello teorico coerente che possa spiegare queste buffonerie. Infatti in tutta la Chimica Fisica mondiale ci saranno al massimo quattro gatti che ci lavorano e che si citano tra di loro. Bravissimi i miei colleghi particellari che invece pensano già a usare la tiotimolina come farcitura dei rivelatori di particelle!” 4
Non sapevo cosa dire. Per fortuna ‘U Prufissuri intervenne: “Esimio collega, l’effetto endocronico è ampiamente riproducibile in laboratorio e ci sono già da alcuni anni svariate altre applicazioni della tiotimolina in altri campi. Il fatto che la Chimica Fisica dopo 70 anni non sia ancora in grado di fornire un modello teorico convincente per le sue proprietà forse ci dice di più sui fisici-chimici che sulla tiotimolina.”
Petrucci battè il dito sul quadrante del suo orologio. “Cari colleghi, dobbiamo concludere. Signor Favara, ha ancora molto da mostrarci?”
“Hmmmmm… Beh dunque, c’è tutto il mio lavoro sulle nuove simulazioni della risoluzione delle Camere Muoniche, poi l’algoritmo di ricostruzione del tempo di volo, le regioni di controllo, il commissioning con i raggi cosmici, l’analisi statistica, le proiezioni…”
Petrucci era costernato. “Seee buona notte… Senta Favara, direi che ha tempo al massimo per mostrarci le conclusioni, poi sentiamo il parere dei membri della commissione.”
Saltai alla slide conclusiva. Conteneva solo “Grazie per la Vostra attenzione.”

Non c’erano altre domande dagli altri commissari, tutti sembravano impazienti di finire.
Fu quindi il turno del rapporto dei miei due contro-relatori. Avevano il compito di leggere approfonditamente la tesi e proporre un punteggio tra 0 e 4. Altri 4 punti sarebbero stati assegnati da tutta la commissione, a porte chiuse, sulla qualità della presentazione di pre-laurea e la capacità di rispondere alle domande. Questi punti si sarebbero sommati alla media degli esami normalizzata.
Per la mia tesi erano stati assegnati Merisena e la Dottoressa Virginia Betancourt come contro-relatori. La sua gentilezza, il suo stile, più ancora che la sua fama di astro nascente della planetologia, mi avevano sempre fatto avere un debole per la Dottoressa Betancourt. Fu un sollievo quando annunciò che sarebbe stata lei a leggere il rapporto sulla mia tesi che aveva redatto assieme a Merisena.
Si schiarì la gola con una certa grazia, poi cominciò a leggere le sue note. “Cari colleghi, questa tesi riporta uno studio di fattibilità della ricerca di certe particelle ipotetiche usando le collisioni protone-protone a LHC con il rivelatore L3P.
La motivazione teorica presentata per questo studio non sembra particolarmente convincente, almeno per quanto siamo riusciti a capirla. In generale non abbiamo capito molto, perchè tra l’altro questa tesi è scritta veramente molto male, si direbbe che nessuno l’abbia mai letta prima di noi. Per esempio una tabella nelle conclusioni è completamente squinternata…”
A queste parole ‘U Prufissuri si raddrizzò sulla sedia. “Romano, ma le hai implementate le correzioni che ti avevo mandato?”
“Ehm…. Sì, sì! Cioè, penso quasi tutte. Forse la tabella nelle conclusioni mi sono scordato di aggiustarla…”
La Dottoressa Betancourt continuò: “Sebbene questa tesi sia definita di fisica sperimentale, non sono stati usati dati ma solo simulazioni di dati. Inoltre il candidato non sembra avere mai avuto niente a che fare con la costruzione né con l’upgrade in corso del rivelatore. Ci viene in effetti il sospetto che non l’abbia neanche mai visto da vicino, il rivelatore di cui parla.
Il lavoro del candidato sembre avere avuto come unico fine la preparazione di algoritmi che saranno poi forse un giorno utilizzati per il vero studio che qualcuno potrebbe voler fare con i futuri dati del Run 3 di LHC.
Non sembrano esserci pubblicazioni del candidato associate a questo lavoro, anche se la bibliografia riporta un paio di cosiddette Note Interne di cui è coautore assieme al suo relatore e a una terza persona di questo istituto. Qualunque cosa siano queste Note Interne, non ci risulta siano assimilabili a pubblicazioni peer-reviewed e quindi consideriamo l’impatto scientifico di questo lavoro strettamente nullo.”
Ogni frase che la Dottoressa Betancourt pronunciava faceva aggrottare un po’ di più le sopracciglia di Bestiale.
“In conclusione, su una scala da 0 a 4 in cui 0 è il minimo e 4 il massimo, il collega Professor Merisena e io proponiamo di assegnare a questa tesi un punteggio di 1. Abbiamo infatti deciso di essere generosi perchè il candidato sembra essere un ottimo studente come dimostrato dalla sua media eccellente e dal numero di lodi, e non vogliamo che sia oltre modo penalizzato per una cattiva scelta di relatore e di argomento di tesi.”
Tutti guardarono Bestiale.
“Capisco. Cari colleghi, ve lo ricordate Cagliarone, quello del pre-laurea di ieri mattina? Quello che ha fatto la tesi confrontando la velocità dello stesso programmino di calcolo su dieci computer di marche diverse? Ci ha messo due anni e mezzo a completarla. Il programmino non l’aveva neanche scritto lui. Non ho capito cosa cazzo ha fatto per due anni e mezzo. Ha avuto 3 su 4 per la tesi.
E ve lo ricordate Iacopetti, quello affetto da analfabetismo di ritorno e che come lavoro di tesi aveva attaccato etichette colorate ai cavi dell’impiantatore ionico così gli operatori non si confondevano? Lui ha avuto 4 su 4.
Illustrissimi colleghi, vi pare giustizia questa?”
“Bestiale, qui siamo in un’aula d’università, non un’aula di tribunale. La giustizia non ha niente a che vedere con questo posto”, disse il presidente di commissione Petrucci.
“Capisco”, disse ‘U Prufissuri. Aveva aperto il portatile e stava cercando qualcosa. “Cari colleghi, lo sapete il detto: a brigante, brigante e mezzo?”
“Bestiale, abbiamo altri pre-laurea questo pomeriggio, non abbiamo tanto tempo…”
“Petrucci, iniziamo da te. Ah ecco qua il file più interessante, quello su come è stato speso il finanziamento da tre milioni per il Progetto di Alto Interesse Nazionale che avevi vinto per il tuo gruppo. Mi ricordo che avevi pure dato interviste sul Quotidiano di Sicilia per raccontare che bello che era questo progetto, quante opportunità di rilancio economico. Leggi qui Petrucci, mi sembra una strana lista questa.”
“Be- Bestiale, cosa sarebbe questa storia? Posso spiegare tutto, ma certamente non ho intenzione di spiegarlo a te!”
“Ma non mi devi spiegare niente, come non mi deve assolutamente spiegare niente lo stimato Merisena per quella faccenda di consulenze alla ….”
“Bestiale, ti sconsiglio di proseguire”, lo interruppe Merisena. “Quello che stai facendo si chiama diffamazione. Mi dispiacerebbe doverti portare in tribunale.”
“Sono sicuro che ti dispiacerebbe, in effetti, perchè hai moltissimo da perdere ad entrare in un tribunale.”
Betancourt lo guardò con aria di sfida: “Su di me non credo proprio che tu possa avere niente del genere.”
“In effetti non ho ancora nulla dello stesso genere, ma penso sia solo perchè ancora tu non conti un cazzo. Nel frattempo degli scostumati e pettegoli mi hanno inviato questo”, e mostrò lo schermo alla Dottoressa, che iniziò a boccheggiare.
Ora tutti erano silenziosi, attoniti. Non sapevo cosa fare, quando finalmente Petrucci si rese conto che ero ancora lì.
“Adesso inviterei il Signor Favara ad accomodarsi fuori mentre noi decidiamo collegialmente la valutazione della presentazione orale.”

Una settimana dopo, alla cerimonia di laurea, fui proclamato dottore con 110 e lode.

Note bibliografiche:


  1. Campo, Costa, Cuttarozza, Ensemble (1977) 
  2. Fox et al., arXiv:hep-th/0503249, April 1, 2005 
  3. Asimov, J. Ast. Sci. Fict. (1948) 
  4. In effetti una spiegazione teorica coerente sarebbe arrivata solo molto dopo, nei primi anni 2030, quando si capì che l’equazione di Schroedinger per gli elettroni di legame della tiotimolina ha soluzioni di tipo tachionico. 
Annunci

2 pensieri su “3. Brigante e mezzo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...