2. Lo stato dell’arte.

[Nota dell’autore: questo capitolo non è così essenziale nell’economia della storia. Raccomandato solo a chi è appassionato di divulgazione scientifica, gli altri possono passare direttamente al prossimo capitolo. Contiene anche la storia scientifica pregressa del Prof. S. Bestiale.]

Nel 2009, quando partì l’LHC, ero alle medie. Tra tutte le materie scolastiche sopportavo solo matematica e scienze, divoravo la gigantesca collezione di vecchi Urania di mio padre, ed assorbivo voracemente il flusso mediatico dedicato improvvisamente a quella bizzarra scienza che si faceva con tunnel di 27 km di circonferenza e rivelatori grandi quanto palazzi costruiti dentro caverne scavate 100 metri sotto terra, operati da migliaia di scienziati che, a giudicare dalla tv, sembravano per giunta quasi tutti giovani e cool.

Nel 2012, quando il Bosone di Higgs fu scoperto, andavo al liceo. In un caldo pomeriggio di inizio luglio seguii in diretta sul mio portatile il webcast dell’annuncio dal Main Auditorium del CERN. Neanche nei miei sogni a occhi aperti più selvaggi avrei mai potuto immaginare che sarei stato io a parlare lì 10 anni dopo, per una scoperta ben più inattesa.
Non capii molto delle presentazioni dei portavoce di EAGLE e L3P, per qualche motivo mi colpì soprattutto che avessero usato metodi vagamente collegati con l’Intelligenza Artificiale. Mi commosse moltissimo la breve inquadratura di Peter Higgs che si asciugava gli occhi. Mi sembrava terribile che avesse dovuto aspettare 48 anni perchè gli confermassero di avere ragione, però sentivo che in fondo ne era valsa la pena.

Nel 2019, quando dovevo scegliere l’argomento per la mia tesi di laurea e il Run 2 di LHC (2015-2018) era appena terminato e si preparava il Run 3, era ormai nozione comune che la Fisica delle Particelle fosse morta.

I due esperimenti L3P e EAGLE (ciascuno un microcosmo di circa 3000 fisici sperimentali) avevano accumulato e analizzato una quantità di dati che non aveva precedenti in alcuna disciplina nella storia umana, e avevano ormai fatto piazza pulita delle più belle ed eleganti teorie delle regole profonde della Natura che fossero state avanzate dalla comunità teorica nei 30 anni precedenti.
Eppure, nonostante questo, decisi di gettare la mia gioventù in pasto alla macchina infernale di un mega-esperimento internazionale. Bestiale ebbe un ruolo in questa decisione fatidica.

La fisica delle particelle elementari era oggetto di due corsi al Palermo Institute for Advanced Studies, entrambi insegnati dal Prof. Bestiale. Spesso assente, delegava una buona metà del corso al suo assistente, Fulvio Bonasera.
Rileggendo le mie note dell’epoca vedo come il programma dei suoi corsi fosse emblematico dei vicoli ciechi e delle cecità collettive in fisica delle particelle elementari a cavallo tra gli anni ’10 e ’20 del nostro secolo.

Bestiale era un insegnante caotico ma divertente, soprattutto sembrava non si prendesse mai sul serio, e non avesse la minima considerazione per la serietà dell’istituzione universitaria. Gli esami erano una farsa, nonostante lui cercasse di spaventarci facendoci credere che sarebbe stato severissimo (alle domande su come si sarebbero svolti gli esami rifiutava sempre di rispondere seriamente, diceva sempre solo “Saranno culi infranti”). Faceva il burbero, alle risposte sbagliate si metteva le mani in faccia dalla disperazione, occasionalmente arrivava a urlare in faccia alla gente. Ma i suoi voti erano sempre generosi e, sebbene opzionale, la sua materia era quindi molto popolare tra gli studenti.
Fulvio Bonasera prendeva le sue lezioni più seriamente. Era un po’ inesperto ma a noi studenti piaceva il suo stile informale, e gli perdonavamo facilmente i momenti di defaillance in cui si perdeva tra le sue note ed entrava nel panico. Partecipava agli esami ma stava quasi sempre zitto, con l’aria persa nei suoi pensieri, malinconico e grave.

Nel corso di base ‘U Prufissuri spendeva parecchie lezioni iniziali sulla teoria del Modello Standard, in maniera un po’ pasticciona (lui era uno “sperimentale”, non un “teorico”) ma appassionante, con le sue slide piene di schemini e analogie, lasciando a Fulvio il compito di ritornare sugli stessi passaggi logici uno alla volta, in maniera sistematica, usando la buona vecchia lavagna e gessetti.
Poi ci illustrava gli esperimenti cruciali degli anni ’70 e primi anni ’80 che ne avevano stabilito il successo. Le ultime lezioni del corso di base ci portavano fino alla scoperta del Bosone di Higgs nel 2012.
La conclusione dell’ultima lezione ci teneva col fiato sospeso, come se vedessimo in un time-lapse tutti gli ingegneri del CERN mentre lavoravano freneticamente tra il 2013 e il 2015 per portare l’energia massima dell’LHC da 8 a 13 TeV, in preparazione per il Run 2.
Ansioso di sapere come continuava la storia, inserii nel piano di studi anche il secondo corso.

Nel secondo corso, la prima lezione ci sorprendeva facendo a pezzi il Modello Standard.
“Il Modello Standard”, diceva, “era nato di modeste ambizioni: nessuno si è mai aspettato che fosse la Teoria Finale, ma solo un passo nella buona direzione. Persino quelli che hanno preso il Nobel grazie a lui, hanno sempre dato per scontato che i suoi molti parametri empirici sarebbero un giorno stati calcolati in qualche teoria Oltre il Modello Standard.”
Ma ‘U Prufissuri ci teneva anche a ricordare che, nonostante le sue scarse ambizioni, il Modello Standard era una teoria di grande successo sperimentale. Ci mostrò statistiche cumulative basate su migliaia e migliaia di misure ad alta precisione svolte in vari laboratori per decenni, confrontate con calcoli di precisione ad alta complessità; solo una piccola frazione di quegli studi mostravano una qualche tensione tra teoria ed esperimento. E quelle poche discrepanze (“Ciascuna delle quali”, ci diceva, “appena pubblicata aveva causato stormi di articoli teorici per tentare di spiegarla come una prova della Nuova Fisica ventura”) non erano allarmanti: ci dimostrò con pochi passaggi alla lavagna che il loro numero era compatibile con le fluttuazioni statistiche che ci si aspettava da una distribuzione di Gauss degli errori.
“Eppure deve crollare, il Modello Standard, deve crollare! Come il Capitalismo secondo Marx, sappiamo che porta in sè i semi della sua stessa distruzione”, disse Bestiale.

Spiegò che il problema peggiore del Modello Standard era il suo cosiddetto Fine Tuning: la massa del Bosone di Higgs è dell’ordine di 102 GeV, ma a priori, ci diceva Bestiale, gli effetti quantistici sulla stessa massa avrebbero potuto fissarne il valore ovunque nell’intervallo situato tra 0 e 1019 GeV.
“Quindi”, diceva, “la relativamente piccola massa del Bosone di Higgs è piccola, troppo piccola, se la vedete sotto questa luce. E questo non può essere un puro caso, qualcosa di ignoto sta operando una cancellazione di 17 ordini di grandezza.”

La lezione successiva era la prima di una lunga serie sulla teoria che ‘U Prufissuri riteneva allo stesso un vicolo cieco e l’unico soggetto veramente degno di approfondimento. “Fino a poco tempo fa chiunque nel mio campo vi avrebbe detto con sicumera che la prossima scoperta di LHC avrebbe avuto a che fare con la SuperSimmetria. Ora mi sa di no, ma tanto nessuno ha più la minima idea di che cazzo ci sia oltre il Modello Standard, quindi tanto vale che ve l’impariate. Tanto se capite quella capite tutto.”
E così ci avvertì che la SuperSimmetria, questa bella teoria ormai dimenticata il cui nome tutti abbreviavano in SUSY per semplicità (dall’inglese SUperSYmmetry) 1 , riempiva da sola un buon due terzi di tutto il suo corso.

Sapevamo già dai corsi precedenti che le particelle elementari hanno una proprietà chiamata spin, che in opportune unità di misura può avere solo valori interi (0, 1, 2, …), e allora si chiamano bosoni (come quello celebre postulato da Higgs) o semi-interi (1/2, 3/2, …), e allora si chiamano fermioni.
“La SuperSimmetria”, diceva ‘U Prufissuri, “non è altro che il postulato che per la Natura esista una simmetria perfetta tra bosoni e fermioni. Questo causerebbe la cancellazione desiderata, perchè i contributi quantistici alla massa dell’Higgs dovuti ai bosoni hanno segno opposto rispetto a quelli causati dai fermioni.”
Proseguì con la dimostrazione che con i bosoni e fermioni noti nel Modello Standard non si riesce a fare una SUSY. “Da questo”, concludeva, “si deduce che come minimo ci dev’essere il doppio di particelle elementari rispetto a quelle conosciute: per ogni bosone noto, una sua copia fermionica ignota, e viceversa.”
Ero un po’ perplesso, mi si parlava di teorie di grande eleganza, ma dov’era tutta questa eleganza adesso?

theorie_susy1
Da corso di S.Bestiale e dalla pagina web di uno dei suoi precedenti istituti.

Non doveva essere una domanda rara, perchè Bestiale la anticipava dicendo: “Certo, se la SUSY fosse una simmetria esatta della natura, queste copie dovrebbero essere identiche in tutto a parte lo spin, intero o frazionario. Identiche quindi anche in massa, e capacità di interagire con le particelle a noi già note. E se vediamo tanto facilmente l’elettrone, come mai non conosciamo già da lungo tempo il suo partner supersimmetrico? Che chiamiamo selettrone, come se non ci fossero già abbastanza nomi stupidi. In generale, ogni nuovo bosone predetto dalla SUSY ha lo stesso nome del corrispondente fermione del Modello Standard ma con un prefisso s. Quark, squark. Neutrino, sneutrino. E come se non bastasse, ogni nuovo fermione ha lo stesso nome del corrispondente bosone ma col suffisso ino. Fotone fotino, eccetera.
Quindi la supersimmetria non può essere proprio una simmetria esatta esatta della Natura, ma approssimata o in qualche modo nascosta. Mi rendo conto che detto così può suonare completamente ad hoc; d’altra parte ormai conoscete già altri esempi di rottura spontanea di simmetria: come abbiamo visto l’anno scorso, lo stesso Modello Standard si appiglia a questo principio per spiegare l’origine delle masse elementari, e quindi questa scappatoia non fa più schifo di quello che già vi abbiamo convinto a credere!” Tutti risero tranne me. Mi sentivo tradito. Grazie al cielo pochi anni dopo avrei contribuito, nel mio piccolo, a far dimenticare questa aberrazione degna degli epicicli tolemaici.

Le mie note dell’epoca, per quella lezione, si chiudono con questa annotazione da uno dei miei scrittori preferiti:

“I started with loathing when told of the monstrous nuclear chaos beyond angled space”
(H.P. Lovecraft, The Whisperer in Darkness)

Successivamente avrei scoperto che la soluzione del Problema del Fine Tuning non era una prerogativa esclusiva della SUSY: tante altre teorie Oltre Il Modello Standard erano capaci di fare lo stesso trucco, senza nemmeno dover duplicare lo zoo di particelle elementari e senza dover aggiungere prefissi o suffissi così scemi. Ma se Bestiale era critico della SUSY, lo era ancora di più dei suoi competitori: diceva ogni tanto che persino gli autori di certe altre teorie lo facevano solo per una nicchia in cui sviluppare pensieri originali, ma se avessero dovuto scommetterci soldi non li avrebbero scommessi sul loro stesso lavoro.

La lezione successiva introduceva il secondo motivo per cui i colleghi di Bestiale, e Bestiale stesso, prendevano così a cuore la SUSY: il Problema della Materia Oscura, cui la SUSY offriva una spiegazione che ancora alla fine degli anni ’10 suonava convincente agli specialisti, anche grazie ad alcune intriganti coincidenze numeriche.
Coincidenze che adesso, col senno di poi, sappiamo solo accidentali.

Bestiale iniziò la lezione con la foto di una galassia. Poi andò alla lavagna e in una gran nuvola di polvere di gesso, utilizzando vari concetti che avevamo completamente dimenticato da corsi introduttivi come il Teorema del Viriale, arrivò a dimostrare una certa relazione che legava la velocità di rotazione di una galassia con la sua massa.
“Il problema della Materia Oscura, in estrema sintesi, è che in realtà non torna un cazzo:”, e mostrò quest’immagine:

darkmatter
Dalle slide del corso di S.Bestiale.

Poi tornò alla lavagna per invertire la formula che legava velocità angolare e massa. Concludeva che i quattro quinti della materia dell’universo è fatta di qualcosa che interagisce con la materia ordinaria solo o quasi solo tramite la gravità.
“Allora ragazzi, prima che proseguiamo, facciamo una bella sessione interattiva: pensateci un attimo e poi ditemi cosa potrebbero essere secondo voi gli altri quattro quinti.”
Io avevo letto fin troppa divulgazione scientifica sull’argomento, decisi quindi di tacere.
Dopo alcuni minuti di silenzio assoluto (la maggior parte dell’audience stava ormai guardando i messaggi col cellulare), Bestiale puntò il dito verso uno dei miei colleghi di studi. “Cagliarone, tu che ne pensi, che è questa materia oscura?”
“Er…. hmmmm… buchi neri?”
“Bravo Cagliarone, i buchi neri hanno interazione gravitazionale. Però no, mi spiace, l’ipotesi che siano tutti buchi neri è una cazzata. Cioè scusa Cagliarone, non volevo offenderti, sappiamo che è una cazzata perchè varie persone hanno fatto calcoli e simulazioni e i conti non tornano, con tutto quello che sappiamo della formazione stellare e dell’evoluzione in buchi neri non si riesce a trovare un modello in cui se ne possano essere formati abbastanza durante la vita dell’Universo.”
Poi guardò negli occhi ciascuno di noi, aspettandosi che qualcuno prendesse la parola. Silenzio. Quando guardò una seconda volta nella mia direzione distolsi lo sguardo. Grave errore.
“Favara, lei che ne pensa?”
“Scusi Professore, in realtà penso di sapere già la risposta, rovinerei un po’ la sorpresa agli altri studenti e per questo lascerei …”
“Ah tu sai già la risposta. Azz, bravissimo! Vieni, vieni qua Favara, ti promuovo a professore. Vieni a spiegare la risposta ai tuoi compari.”
“Ehm… ok.”
Andai accanto a lui, un po’ rosso in viso. Detestavo essere al centro dell’attenzione. Decisamente ironico, considerando quanto sarei stato al centro dell’attenzione a partire da pochi anni dopo.
“Dunque, se non ricordo male… Ah sì ecco, la Materia Oscura dev’essere composta da particelle elementari massicce ed elettricamente neutre.”
“Perchè elettricamente neutre?”
“Perchè… perchè se no interagirebbero con la materia ordinaria emettendo luce?”
“Bravo. E perché massicce?”
“Ehm… perchè devono spiegare un deficit di massa molto largo, no?”
Si batté la mano in fronte divertito.
Però sembrava che la mia risposta fosse attesa, perché aveva già pronta una slide nella sua presentazione per mostrare come si calcolava la densità di massa dei neutrini nell’Universo sotto certe assunzioni e considerando la formazione delle galassie.
Il messaggio che Bestiale voleva passarci era che tutte le spiegazioni compatibili con il Modello Standard erano state demolite negli anni, non passando gli ulteriori test osservativi proposti per verificare le ipotesi. Si doveva quindi trattare di materia differente da quella che conosciamo.
Ora sappiamo che l’intuizione era giusta, e cominciamo a capirne i dettagli. Ma all’epoca gran parte della comunità scientifica, compreso Bestiale stesso, investigava il problema nella direzione sbagliata.
“La SUSY”, spiegava Bestiale, “risolve il problema della Materia Oscura in modo naturale. Nella maggior parte delle sue varianti, infatti, la SUSY richiede che le super-particelle rispettino una nuova legge di conservazione, la R-parità, che implica che se vengono create devono esserlo sempre essere in coppia. Una volta creata una super-particella può trasformarsi sì, ma solo in un’altra super-particella. Per cui, se una super-particella particolarmente massiccia fosse stata creata ad esempio poco dopo il Big Bang, quando l’Universo primordiale era talmente denso e caldo che qualunque collisione casuale tra particelle era di gran lunga più energetica delle collisioni all’LHC, sarebbe potuta decadere in particelle più leggere (comprese quelle del Modello Standard) solo se a ogni passaggio nella catena di decadimenti ce ne fosse stata una super-simmetrica.
Come conseguenza logica, alla fine di tutte le catene di decadimenti di tutte le particelle super-simmetriche (tranne una, la più leggera) nell’Universo ormai freddo e poco denso sarebbe rimasto solo un tipo di super-particella (quella più leggera, appunto), più le particelle del Modello Standard.
Nella maggior parte delle varianti di SUSY questa super-particella più leggera è elettricamente neutra, quindi non ha interazioni elettro-magnetiche, quindi non emette luce; sarebbe materia oscura dal punto di vista dei nostri telescopi. Ma avrebbe massa, quindi interazione gravitazionale, quindi influenzerebbe la rotazione delle galassie. Ta-dah.
Altre teorie esotiche possono essere ingegnerizzate per dare lo stesso risultato. In fondo basta inventarsi una nuova legge di conservazione ad hoc… Ma la SUSY fa di più, una specie di miracolo.”

Tornò alla lavagna, e ci mostrò che se uno considerava la massa che dovrebbero avere (grosso modo) le particelle super-simmetriche più leggere per risolvere il problema del Fine Tuning, e l’intensità (sempre grosso modo) delle loro interazioni con le altre particelle, veniva fuori che il modello prediceva una densità di queste particelle nell’Universo che era del giusto ordine di grandezza per spiegare le osservazioni cosmologiche. Poteva mai essere una coincidenza?
Sì, e infatti lo era, ma la sua generazione di fisici delle particelle era stata addestrata a essere scettica delle coincidenze.

Più di vent’anni sono passati e ci sembra incredibile che questi due argomenti, cioè le soluzioni “naturali” offerte simultaneamente ai problemi del Fine Tuning e della Materia Oscura, convincessero quasi tutti i fisici dell’epoca.
La SUSY piaceva molto agli sperimentali e ai fenomenologi, la categoria dei teorici che sanno parlare con gli sperimentali e sono versati all’empirismo.
Ma piaceva anche a un’altra categoria di fisici poco interessati ai dati, più interessati alle domande veramente profonde, veramente belle. Per loro il motivo principale per credere nella SUSY era estetico: tutte le possibili simmetrie dello spazio-tempo in presenza dello spin erano matematicamente note, ma tutte tranne una erano già note come effettivamente realizzate in Natura.
La sola simmetria formalmente ammissibile di cui non si fosse ancora visto un esempio in fisica era quella tra bosoni e fermioni. Cioè la SuperSimmetria.
Si diceva spesso che la SUSY era troppo bella per non essere anche vera. Forse la più grande conseguenza di LHC per l’umanità fu proprio questa: l’accettazione filosofica della bruttezza fondamentale della Natura.

Un aspetto che trovavo sconcertante di Bestiale era che allo stesso tempo ci dicesse che la SUSY era una teoria moribonda e ormai poco credibile, e spendesse così tanto tempo a spiegarci come cercare le prove della sua esistenza.
Le più “naturali” implementazioni della SUSY, ci diceva, quelle che avrebbero dovuto risolvere il Problema del Fine Tuning senza troppi contorcimenti logici, erano state ammazzate proprio da lui e collaboratori, nel Gruppo SUSY di L3P e dai loro rivali del Gruppo SUSY di EAGLE. Lo diceva con un sorriso tronfio, lo immaginavo in quel momento vestito da safari, con un fucile fumante e il cappello coloniale, sopra la carcassa di un mostruoso animale lovecraftiano (era così, per qualche motivo, che immaginavo la SUSY.)

Con lo stesso ghigno concedeva che alcune combinazioni molto ad hoc di parametri sopravvivevano, nello “spazio dei parametri” della teoria, ma queste avevano a loro volta un problema di Fine Tuning. La stessa massa del bosone di Higgs, in contesto SuperSimmetrico, aveva di nuovo un Fine Tuning. Anzichè di 17 ordini di grandezza, il problema era di solo 2 ordini di grandezza; ci disse che alcuni teorici, ancora innamorati della SUSY nonostante l’amore non fosse corrisposto, argomentavano che tutto sommato qualche coincidenza ogni tanto ci può essere in fisica. Ci spiegò che per esempio il diametro apparente del Sole e quello della Luna coincidono al livello del per cento, e per questo esistono le eclissi totali. Non ci avevo mai pensato. Si chiedeva sardonico se qualche teorico abbastanza skillato avesse mai provato a costruire una teoria classica della gravità che rendesse questo caso una necessità. Suggeriva di pensarci seriamente, visto che forse ce l’avrebbe assegnato come compito per gli esami.
Menzionò brevemente che non passava giorno senza che apparissero articoli teorici su varianti della SUSY che tiravano dentro anche idee da altre teorie Oltre Il Modello Standard. Secondo lui, una così spudorata violazione del principio del Rasoio di Ockham non si vedeva dai tempi di, appunto, Ockham.

Tramite i due corsi di Bestiale avevo ormai un’idea dello stato dell’arte in fisica delle particelle nel momento in cui dovevo decidere la mia tesi di laurea in fisica.
Volevo davvero fare la tesi con lui solo perchè era simpatico e lavorava su cose che mi avevano appassionato da ragazzino?

L’astrofisica, relativamente forte al Palermo Institute for Advanced Studies, era nella sua età dell’oro. Erano particolarmente fiorenti la Planetologia, grazie a una recente messe di dati sui pianeti di altri sistemi solari dal satellite Gaia, che rendeva i libri di testo obsoleti ogni pochi mesi, e il nuovissimo campo della Graviastronomia, aperto nel 2016 dall’osservazione delle prime onde gravitazionali, e ormai in crescita esponenziale. Nessuno si ricordava più perchè la fisica delle particelle elementari era sembrata così interessante appena pochi anni prima.
Dopo aver visitato gli uffici di alcuni astrofisici locali per avere un’idea degli argomenti di tesi che proponevano, e mentre avevo ormai quasi deciso di fare la tesi sugli isotopi dell’ossigeno nell’atmosfera di Proxima Centauri b sotto la supervisione della giovane Dottoressa Virginia Betancourt, decisi di sentire comunque cosa avesse da dire l’unico fisico delle particelle attivo al PIAS.

From: romano.favara@pias.pa.edu.it
To: s.bestiale@cern.ch
Date: 17/03/2019 23:14
Subject: possibili argomenti per tesi di laurea

Caro Professore Bestiale,
non so se si ricorda di me, sono uno degli studenti del suo corso di Fisica delle Particelle Elementari II al PIAS. Sto considerando le varie opzioni per una tesi di laurea magistrale, e vorrei sapere se ci sono possibilità per un argomento di ricerca nel Suo gruppo.
La prego di farmi sapere se sarebbe disponibile per una discussione in uno di questi giorni.

Con distinti saluti,
Romano Favara

From: s.bestiale@cern.ch
To: romano.favara@pias.pa.edu.it
Date: 17/03/2019 23:21
Subject: Re: possibili argomenti per tesi di laurea

Caro Romano,
sì mi ricordo di te.
Di tesi da proporre ne ho a pacchi, ottimo se sei interessato.
Vieni nel mio ufficio lunedì dopo la lezione.

Ciao,
S.

Mi piaceva il fatto che rispondesse sempre rapidamente alle mail, era un’anomalia tra i professori. Come avevo già potuto constatare in altre circostanze durante i suoi due corsi, prendere appuntamento di persona non era sempre facile, visto che era spesso in viaggio, ma ovunque fosse rispondeva sempre molto rapidamente, a qualunque ora del giorno o della notte.
Lo seguii quindi nel suo ufficio dopo la sua lezione. Lo occupava da solo, aveva un’enorme scrivania coperta di scartoffie, alcuni vecchi computer giacevano sia sopra che sotto la scrivania. Il computer che usava realmente, un portatile piccolissimo, occupava un piccolo angolo ordinato della scrivania.

Mi chiese per prima cosa se sapessi programmare, e quali linguaggi.
Disse che il suo pallino attuale erano le ricerche di “segnature esotiche” nei dati di L3P. In particolare, pensava che alcuni upgrade in quel momento in corso al rivelatore potessero, come effetto collaterale, aprire la strada a un nuovo tipo di ricerca, che non era stato previsto ai tempi in cui si progettava L3P. Di questo parlerò nel prossimo capitolo.

Non so come, finì col raccontarmi il suo percorso scientifico.
A metà anni ’80, da laureando, ebbe l’opportunità di una borsa di studio al Lawrence Livermore National Laboratory in California. Si occupava di dinamica dei gas sotto la supervisione del rinomato fisico statistico Bill Hoover, e il loro articolo 2 ricevette più di 100 citazioni. “Che non è male per un novellino”, disse.
Bill Hoover si trasferì a Vienna come visiting professor, e invitò Bestiale a fare domanda per una borsa di dottorato lì. Raccomandato dal luminare (“e con un CV eccellente”, disse), non ebbe difficoltà ad essere ammesso nel dipartimento di fisica statistica. Pubblicarono ancora un altro articolo 3 insieme, ma alla fine dell’anno Hoover dovette tornare in California, e Bestiale si ritrovò completamente isolato nelle sue ricerche. Il suo supervisore a Vienna, un certo Posch, aveva poco tempo per lui, ma a Bestiale tutto sommato andava abbastanza bene: “Non mi è mai piaciuto farmi dire cosa devo fare”. Passava il tempo leggendo articoli di fisica statistica, allontanandosi però sempre più dal suo progetto di ricerca originario. Si interessò in particolare al problema spin-statistico, e un giorno nella sua esplorazione dell’argomento fu fulminato da una pubblicazione di Odessa e Schwammberger, che trovò molto più profonda ed elegante di gran parte di ciò che si studiava in fisica statistica in quei tempi.
Ottenne di cambiare supervisore ed entrò nel gruppo di fisica delle particelle dell’Università di Vienna, in quel momento attivo nell’esperimento DELPHI all’acceleratore LEP al CERN (il cui tunnel sarebbe poi stato riciclato per fare spazio a LHC.)
Si occupò di ricerche di SuperSimmetria nei prodotti delle collisioni di LEP, applicando per la prima volta in una analisi di dati gli Angoli Invarianti suggeriti in quell’articolo di Odessa e Schwammberger. Non trovò nulla, così come nulla trovarono altri, con altri metodi, in DELPHI o nei tre esperimenti competitori al LEP (ALEPH, OPAL e L3.)
Dopo il dottorato si spostò ad Aquisgrana per una posizione post-doc. Il suo nuovo supervisore dirigeva il progetto di un nuovo grande rivelatore di particelle, L3P, per il futuro acceleratore LHC. Durante vari anni Bestiale contribuì a vari aspetti tecnici, seguendo come idea guida la necessità che tutti i sotto-rivelatori fossero ottimizzati per le ricerche di super-particelle.
Il progetto L3P fu finalmente approvato nel 1994. La costruzione dell’acceleratore LHC e dell’esperimento L3P, così come dell’esperimento rivale EAGLE, prese molti anni, fino alle prime collisioni nel 2009. Nel frattempo Bestiale aveva vinto un concorso da ricercatore al Palermo Institute for Advanced Studies, poi era stato rapidamente promosso a Professore Associato. Da quando era partito l’LHC passava molto più tempo al CERN che a Palermo, accumulando responsabilità di coordinazione nella collaborazione L3P, attirandosi richiami all’ordine sempre più frequenti dai vari Presidi che si succedevano alla guida della facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Chimiche e che lui considerava tutti meschini e ignoranti. “Particolarmente quello attuale”, aggiunse.

Nel dire questo ebbe come un’associazione di idee, guardò l’orologio e mi informò che tra pochi minuti avrebbe avuto una riunione di facoltà. Promise di mandarmi via mail tutta la bibliografia da leggere relativa al possibile lavoro di tesi che proponeva, così ci avrei potuto pensare con calma, e mi chiese se prima di accomiatarci avessi ancora qualcosa di urgente da chiedere.
“Sì scusi Professore, prima di andarmene vorrei solo chiederle una cosa… con franchezza?”
‘U Prufissuri sembrava sorpreso. “Ma certamente.”
“Lei cosa ne pensa di questa cosa che si legge spesso, che la fisica delle particelle non ha futuro?”
“Cosa ne penso?” Iniziò a ridacchiare. “Ne penso che è come il rock!”
“Mi scusi?”
“In qualunque momento della sua storia qualcuno l’ha dato per morto, ma com’è e come non è, sempre in giro sta.”
Si accomiatò accompagnandomi alla porta, e mentre si allontanava nel corridoio lo sentii fischiettare una canzone che avrei riconosciuto solo tempo dopo.

Note bibliografiche:


  1. A proposito dell’uso rapidamente invalso dell’acronimo SUSY per indicare la SuperSimmetria: facevano eccezione alcune delle primissime pubblicazioni sull’argomento da parte di Agapito Schwammberger, in cui si usava un acronimo più compatto e per certi versi più naturale, che molti invece trovavano poco opportuno e che lui stesso decise infine, con riluttanza, di abbandonare. 
  2. Moran, B., Hoover, W.G. & Bestiale, S. J Stat Phys (1987) 48: 709.
    Il peculiare refuso nel nome di Bestiale fu corretto in un Erratum nel numero successivo della rivista. 
  3. Hoover, W.G., Posch, H.A. & Bestiale, S. J Chem Phys 87 (1987) 6665. 
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4 pensieri su “2. Lo stato dell’arte.

  1. Ohibò, leggo con orrore che sono coetaneo del Professor Bestiale, o giù di lì. Almeno sono riuscito a scappare dalle particelle. Adesso mi sento doppiamente un dinosauro, che ci faccio alla mia età a lavorare come programmatore (brutta parola, ma in quegli anni era ancora peggio, adesso almeno posso dire di fare ingegneria del software)

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    1. Anche lui, durante il suo periodo di disaffezione per il mondo accademico (a Vienna, subito dopo la partenza del suo mentore americano), contemplò seriamente un cambio radicale di carriera. Era in effetti molto versato nella programmazione e si chiedeva se il settore privato avesse interesse nelle sue skill. Per le sue simulazioni programmava in Fortran77, non so quanto fosse utile fuori dalla ricerca ai quei tempi. Ma poi s’imbattè in quell’articolo di Odessa e Schwammberger e decise di arrivare fino in fondo al PhD…

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      1. Fortran ancora adesso viene usato nei casi in cui c’è bisogno di estrema efficienza di calcolo (io inizia con Fortran IV), non solo nei circoli accademici. Nessun altro linguaggio lo batte in quel settore, nemmeno il C, è ottimizzato proprio per quello, quasi tutte le librerie di calcolo sono scritte in Fortran.

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      2. Sicuramente una persona come lui avrebbe interessato tantissimo il settore privato. Abbiamo tanti esperti di programmazione che sanno bene il loro lavoro, ma poi si perdono quando devono risolvere un problema nuovo dove c’è bisogno di creatività.

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